ATTIVITA' Stagione 2013 Stagione 2012 Sinfonica 2012   Lirica 2010-2011
STAGIONE SINFONICA 2011 Norme di vendita Prezzi Comunicato
   

Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” – Trieste

Venerdì 7 ottobre 2011, ore 20.30 -  Turno A

Sabato 8 ottobre 2011, ore 18.00 -  Turno B

 

 

Orchestra della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste

 

Direttore Francesco Lanzillotta

 

Fagotto Matteo Rivi

 

Programma

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Coriolano, Overture in Do minore op.62

 

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Concerto in Si bemolle maggiore

per fagotto e orchestra K191

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Sinfonia n.7 in La maggiore op.92

 

 

Venerdì 7 ottobre ore 20.30 turno A

Sabato 8 ottobre ore 18 turno B

Quarto appuntamento sinfonico al Verdi di Trieste:

Beethoven e Mozart

con la direzione del M° Francesco Lanzillotta

Solista Matteo Rivi (fagotto).

 

Appartiene alla stagione romantica dell’Ottocento con un omaggio a Ludwig van Beethoven l’apertura e la chiusura del concerto del 7 e 8 ottobre che si terrà al Teatro Verdi con l’esecuzione della famosa ouverture "Coriolano" a cui farà seguito, nella seconda parte del programma, la grandiosa Settima Sinfonia in La maggiore op. 92.

L’ouverture "Coriolano" Se la maggior parte delle ouvertures di Beethoven nacque come introduzione sinfonica a uno spettacolo teatrale: un Singspiel, come nel caso del Fidelio, o un balletto (Le creature di Prometeo) o una serie di musiche di scena (l’Egmont), diversa è la storia dell’ouverture Coriolano, che deriva il suo titolo da quello di una tragedia del drammaturgo austriaco Joseph Collin, stimato anche da Goethe. Collin non ebbe timore di affrontare con lo stesso titolo, lo stesso argomento illustrato da William Shakespeare e scrisse il suo dramma facendolo rappresentare per la prima volta nell’aprile del 1807. La trama dei due testi comunque divergeva in un aspetto fondamentale. Shakespeare è più fedele alla vicenda storica di Gneo Marzio Coriolano, condottiero romano vissuto fra il VI e il V secolo A.C., che dopo aver gloriosamente combattuto contro i Volsci si era alleato con loro contro la sua stessa patria, e indotto al ripensamento dalle suppliche di moglie e figlia aveva finito per essere ucciso dai Volsci stessi; Collin invece, puntando più sul dissidio interno del protagonista, lo fa perire suicida. Questo finale piacque a Beethoven tanto da spingerlo a comporre questa ouverture, che vide la sua prima esecuzione nel dicembre 1807, nel palazzo viennese del principe Lobkowitz. L’ouverture potrebbe dunque essere nata come riassunto dei contenuti spirituali del dramma di Collin, giustificando la lettura dell’ouverture come pezzo in qualche modo "a programma", se non come anticipo del poema sinfonico vero e proprio. Beethoven infatti la caratterizzò stilisticamente ed espressivamente in modo tale da farne la più efficace sottolineatura dei valori morali del Coriolano di Collin che fosse possibile lecito immaginare." Dal fortissimo imperioso, catastrofico, che apre l’ouverture con una serie di colpi di maglio…. alle frasi misteriosamente supplichevoli che sembrano contrapporvisi senza ottenere risposta, al successivo inarrestabile procedere di momenti melodici brevissimi ma indimenticabili alternati a nuove impennate drammatiche, tutto nell’ouverture sembra ricordarci – come sostiene il musicologo Daniele Spini - il fatalismo della Quinta sinfonia, completata pochi mesi dopo".

La Settima Sinfonia in La maggiore op. 92. di Beethoven nasce come omaggio a Cherubini e Händel, grandi modelli ideali della produzione "più seriosa" del grande compositore. La Sinfonia è caratterizzata da un’energia dirompente, non sottoposta al consueto lavoro di ripulitura e affinamento, quasi che il soggetto dia voce a forze primordiali. Non a caso la celeberrima definizione "apoteosi della danza" coniata da Wagner per quest’opera coglie bene il senso di un lavoro in cui il ritorno "oggettivo" ai ritmi di danza si sposa ad una aggressività, caratterizzata da bruschi contrasti di sonorità. Nell'arco creativo di Beethoven, le forme intense ma limpide della Settima rappresentano un capitolo a sé: breve ma di qualità artistica forse insuperata. In esse si giunge ad una conclusione irreversibile e storicamente consapevole di tutta l'avventura stilistica e spirituale che oggi identifichiamo con il suo periodo creativo centrale, caratterizzato da una pienezza soddisfatta e autosufficiente.

Tra le due composizioni beethoveniane, nel conceerto, si inserisce il Concerto in Si bem. maggiore per fagotto e orchestra K 191 di Wolfgang Amadeus Mozart. Come altri strumenti a fiato, il fagotto nel classicismo viennese, e comunque in una fase preromantica della storia della musica, fu onorato da un buon numero di composizioni solistiche, per lo più nella forma del concerto con accompagnamento d'orchestra. Si trattò, nella maggior parte dei casi, di pezzi scritti sulla misura di qualche virtuoso, degno di emergere sensibilmente al di sopra della dimensione correntemente assegnata a questi strumenti: di esser cioè parte dell’orchestra, o componenti di formazioni destinate alla musica da intrattenimento, meglio se da eseguire all'aperto, in condizioni quindi festose, disimpegnate e in certo senso inferiori, artisticamente e socialmente, a quelle abitualmente riconosciute al pianoforte o al violino. Lavori di questo genere Wolfgang Amadeus Mozart ne scrisse diversi tra cui questo Concerto per fagotto KV 191 portato a termine, secondo il catalogo redatto da Mozart stesso, il 4 giugno 1774, a poco più di diciotto anni, e che è il più antico di tutta una serie. Destinatario, o comunque acquirente, del pezzo sembra essere stato un ricco virtuoso dilettante di Monaco, il barone Thaddeus von Dürnitz, che lo commissionò a un Mozart ancora diciottenne.

La destinazione a uno strumento all'epoca non ancor del tutto ammesso fra quelli più nobili, e le circostanze occasionali della sua creazione, non impedisce a Mozart di creare con questo Concerto in si bemolle maggiore un lavoro d’indubbio valore e interesse, da sempre cavallo di battaglia dei maggiori fagottisti di tutto il mondo. Bellissimo in particolare il tema dell’"andante ma adagio" centrale, sul quale fagotto solista e orchestra dialogano con notevole espansione lirica confermando il carattere disimpegnato ma estremamente elegante di questa composizione.

Solista il primo fagotto dell’Orchestra del "Verdi" Matteo Rivi nel cui curriculum figura una triennale collaborazione l'orchestra giovanile "Gustav Mahler" di Vienna, diretta da Claudio Abbado, la collaborazione con l'Orchestra della Svizzera Italiana, il Carlo Felice di Genova, l'Orchestra della Radio di Vienna, l'Orchestra da Camera di Berna, l'Orchestra di Padova e del Veneto e il ruolo di primo fagotto al Teatro Regio di Torino con cui ha collaborato stabilmente per 12 anni.

Biglietteria del Teatro Verdi. Per la seconda esecuzione del sabato, vendita last minute al 50% da un’ora prima del concerto.

Trieste, 3 ottobre 2011

   
Fondazione Teatro Lirico "Giuseppe Verdi" Trieste - P.Iva: 00050020320