Venerdì
23 settembre ore 20.30 turno A
Sabato
24 settembre ore 18 turno B
Secondo appuntamento
sinfonico al Verdi di Trieste:
Seconda Sinfonia di Mahler diretta dal M° Boris Brott
Soliste: Sara Galli e Tiziana Carraro
Gustav Mahler di
cui quest’anno ricorrono i 100 anni della morte sarĂ
celebrato dal Teatro Lirico "Giuseppe Verdi" nel secondo
appuntamento della Stagione Sinfonica 2011 con due
esecuzioni a Trieste venerdì 23 e sabato 24 settembre
e una esecuzione a Pordenone giovedì 22 settembre.
In programma la Seconda Sinfonia per coro,
orchestra e voci soliste del grande compositore
detta
"Resurrezione".
Mahler è considerato la
chiave di volta nel passaggio dalla musica tardo
romantica all'espressionismo delle avanguardie viennesi.
Il suo sinfonismo si nutre di tradizione colta e di
spunti popolareggianti a cui si accompagnano vere e
proprie utopie filosofiche. In particolare,
il tema fondamentale della Seconda è di
natura mistica, e combina il motivo della resurrezione
con quello della morte, molto ricorrente nella
spiritualitĂ di Mahler. Due le fonti poetiche: Des
Knaben Wunderhorn e l’ode Auferstehung
(Resurrezione) di Klopstock, modificata dallo stesso
Mahler.
Gli abbozzi della Sinfonia
risalgono al 1887, negli anni giovanili, ma la
composizione ebbe una lunga gestazione tanto che terminò
nel 1894 quando il compositore era giĂ celebre e aveva
trentaquattro anni. I testi dei Knaben Wunderhorn,
che rappresentano il materiale tematico di questa
sinfonia, saranno utilizzati da Mahler anche nelle due
sinfonie successive: Es sungen drei Engel (Tre
angeli cantavano) nella Terza, Wir geniessen
die himmlischen Freuden (Godiamo le gioie celesti)
nella Quarta.
Questa coincidenza ha reso
abituale riferirsi a queste tre opere come alle
"sinfonie del Wunderhorn", un trittico
fondamentalmente unitario nell’ispirazione, nettamente
distinto dal resto della produzione sinfonica di Mahler,
e in particolar modo da quello costituito dalle tre
successive, puramente strumentali e maggormente
svincolate da intenzioni programmatiche piĂą o meno
evidenti.
Proprio nelle tre sinfonie
del Wunderhorn, infatti, Mahler visse in tutta la
sua ambiguitĂ il problema della musica a programma, di
primaria importanza nella civiltĂ europea della fine del
secolo, e di particolare urgenza per lui, che avvertiva
in tutta la sua evidenza l’esaurimento – erano recenti
le ultime sinfonie di Brahms – della grande tradizione
sinfonica di derivazione classica. Nella Seconda
in particolare, che, com’è intuibile, è opera più
sperimentale che non veramente innovatrice, a differenza
di quanto sarebbe avvenuto di lì a poco con la Terza
e soprattutto con la Quarta, è presente il
dissidio fra l’intenzione rappresentativa e la
ripugnanza a concretarla nell’esteriorità di un puro
gesto sonoro: al punto che,"non sentendo ancora chiara
in sé la natura di quella drammatizzazione del fatto
sinfonico per cui si parlerĂ , piĂą tardi, di un "teatro
metafisico", e che nelle opere della maturitĂ piĂą piena
si realizzerà con mezzi esclusivamente strumentali," –
sostiene il musicologo Daniele Spini - Mahler impiega
qui massicciamente la voce umana, creando una vasta
cantata sinfonica alla maniera della Nona di
Beethoven, proseguendo così un filone ben vivo nella
cultura musicale germanica, dalla Seconda di
Mendelssohn in poi. Tanto che "i fatti musicali e la
scelta dei testi ci obbligano a riconoscere nella
Seconda sinfonia una meditazione sulla vita e la
morte, su uno sfondo così genericamente spiritualista da
apparire quasi laico."
Mahler nel 1894 non era
ancora convertito al cattolicesimo e lontane erano
sentite, "quanto meno, sul piano religioso", le sue
origini ebraiche. Nel protestantesimo romanticizzante di
Klopstock Mahler trova un annuncio della resurrezione
che gli serve come antidoto ai timori di un giudizio
motivato dalle azioni (eventualmente cattive) dell’uomo,
così come nel Wunderhorn (nell’ingenua preghiera
infantile di Urlicht e nell’altrettanto ingenua
devozione del quadretto di Sant’Antonio, citato senza
parole nel terzo tempo), trova il quadro di una umanitĂ
dolente, comunque speranzosa in un domani migliore.(D.Spini
Alle vaste proporzioni
dell’opera (l’esecuzione occupa mediamente un’ora e
venti minuti), corrisponde l’eccezionale dilatazione
dell’organico strumentale e del Coro. L’esecuzione
diretta dal M° Brott, considerato tra i direttori
d’orchestra canadesi piĂą celebri al mondo, vedrĂ
protagonisti l’Orchesta e il Coro,
quest’ultimo sotto la guida del M° Paolo Vero che
è al suo debutto pubblico nel suo recente incarico di
direttore presso la Fondazione lirica triestina.
Due le voci soliste:
Sara Galli (soprano) che ha recentemente
interpretato il ruolo della Duchessa Elena nei Vespri
siciliani al Teatro Regio di Torino e Tiziana
Carraro (mezzosoprano) di cui ricordiamo il ruolo di
Regina Elisabetta in Maria Stuarda nella scorsa
stagione del Teatro Verdi di Trieste.
Biglietteria del Teatro
Verdi.