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Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” – Trieste

Venerdì 23 settembre 2011, ore 20.30 -  Turno A

Sabato 24 settembre 2011, ore 18.00 -  Turno B

 

 

Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste

 

Direttore Boris Brott

 

Soprano Sara Galli

Mezzosoprano Tiziana Carraro

Maestro del Coro Paolo Vero

 

Programma

Gustav Mahler (1860-1911)

Sinfonia n.2 in Do minore "Resurrezione"

per coro, orchestra e voci soliste

 

Boris Brott

Sara Galli

Tiziana Carraro

Venerdì 23 settembre ore 20.30 turno A

Sabato 24 settembre ore 18 turno B

 

Secondo appuntamento sinfonico al Verdi di Trieste:

 

Seconda Sinfonia di Mahler diretta dal M° Boris Brott

Soliste: Sara Galli e Tiziana Carraro

 

Gustav Mahler di cui quest’anno ricorrono i 100 anni della morte sarà celebrato dal Teatro Lirico "Giuseppe Verdi" nel secondo appuntamento della Stagione Sinfonica 2011 con due esecuzioni a Trieste venerdì 23 e sabato 24 settembre e una esecuzione a Pordenone giovedì 22 settembre. In programma la Seconda Sinfonia per coro, orchestra e voci soliste del grande compositore detta "Resurrezione".

Mahler è considerato la chiave di volta nel passaggio dalla musica tardo romantica all'espressionismo delle avanguardie viennesi. Il suo sinfonismo si nutre di tradizione colta e di spunti popolareggianti a cui si accompagnano vere e proprie utopie filosofiche. In particolare, il tema fondamentale della Seconda è di natura mistica, e combina il motivo della resurrezione con quello della morte, molto ricorrente nella spiritualità di Mahler. Due le fonti poetiche: Des Knaben Wunderhorn e l’ode Auferstehung (Resurrezione) di Klopstock, modificata dallo stesso Mahler.

Gli abbozzi della Sinfonia risalgono al 1887, negli anni giovanili, ma la composizione ebbe una lunga gestazione tanto che terminò nel 1894 quando il compositore era già celebre e aveva trentaquattro anni. I testi dei Knaben Wunderhorn, che rappresentano il materiale tematico di questa sinfonia, saranno utilizzati da Mahler anche nelle due sinfonie successive: Es sungen drei Engel (Tre angeli cantavano) nella Terza, Wir geniessen die himmlischen Freuden (Godiamo le gioie celesti) nella Quarta.

Questa coincidenza ha reso abituale riferirsi a queste tre opere come alle "sinfonie del Wunderhorn", un trittico fondamentalmente unitario nell’ispirazione, nettamente distinto dal resto della produzione sinfonica di Mahler, e in particolar modo da quello costituito dalle tre successive, puramente strumentali e maggormente svincolate da intenzioni programmatiche più o meno evidenti.

Proprio nelle tre sinfonie del Wunderhorn, infatti, Mahler visse in tutta la sua ambiguità il problema della musica a programma, di primaria importanza nella civiltà europea della fine del secolo, e di particolare urgenza per lui, che avvertiva in tutta la sua evidenza l’esaurimento – erano recenti le ultime sinfonie di Brahms – della grande tradizione sinfonica di derivazione classica. Nella Seconda in particolare, che, com’è intuibile, è opera più sperimentale che non veramente innovatrice, a differenza di quanto sarebbe avvenuto di lì a poco con la Terza e soprattutto con la Quarta, è presente il dissidio fra l’intenzione rappresentativa e la ripugnanza a concretarla nell’esteriorità di un puro gesto sonoro: al punto che,"non sentendo ancora chiara in sé la natura di quella drammatizzazione del fatto sinfonico per cui si parlerà, più tardi, di un "teatro metafisico", e che nelle opere della maturità più piena si realizzerà con mezzi esclusivamente strumentali," – sostiene il musicologo Daniele Spini - Mahler impiega qui massicciamente la voce umana, creando una vasta cantata sinfonica alla maniera della Nona di Beethoven, proseguendo così un filone ben vivo nella cultura musicale germanica, dalla Seconda di Mendelssohn in poi. Tanto che "i fatti musicali e la scelta dei testi ci obbligano a riconoscere nella Seconda sinfonia una meditazione sulla vita e la morte, su uno sfondo così genericamente spiritualista da apparire quasi laico."

Mahler nel 1894 non era ancora convertito al cattolicesimo e lontane erano sentite, "quanto meno, sul piano religioso", le sue origini ebraiche. Nel protestantesimo romanticizzante di Klopstock Mahler trova un annuncio della resurrezione che gli serve come antidoto ai timori di un giudizio motivato dalle azioni (eventualmente cattive) dell’uomo, così come nel Wunderhorn (nell’ingenua preghiera infantile di Urlicht e nell’altrettanto ingenua devozione del quadretto di Sant’Antonio, citato senza parole nel terzo tempo), trova il quadro di una umanità dolente, comunque speranzosa in un domani migliore.(D.Spini

Alle vaste proporzioni dell’opera (l’esecuzione occupa mediamente un’ora e venti minuti), corrisponde l’eccezionale dilatazione dell’organico strumentale e del Coro. L’esecuzione diretta dal M° Brott, considerato tra i direttori d’orchestra canadesi più celebri al mondo, vedrà protagonisti l’Orchesta e il Coro, quest’ultimo sotto la guida del M° Paolo Vero che è al suo debutto pubblico nel suo recente incarico di direttore presso la Fondazione lirica triestina.

Due le voci soliste: Sara Galli (soprano) che ha recentemente interpretato il ruolo della Duchessa Elena nei Vespri siciliani al Teatro Regio di Torino e Tiziana Carraro (mezzosoprano) di cui ricordiamo il ruolo di Regina Elisabetta in Maria Stuarda nella scorsa stagione del Teatro Verdi di Trieste.

Biglietteria del Teatro Verdi.

 

Trieste, 19 settembre 2011

Foto di Scena
(FOTO FABIO PARENZAN - TRIESTE)

 
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