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DICEMBRE DI FESTA CON IL
"VERDI"
TEATRO VERDI
14, 15, 16 dicembre 2011 ore 20.30
CORPO A CORPO TRAVIATA
Spettacolo di balletto su “La Traviata”
di Giuseppe Verdi
Compagnia Artemis Danza/Monica Casadei
La serata del 16 dicembre è realizzata in
collaborazione con AcegasAps
CORPO
A CORPO TRAVIATA
creazione per 11 danzatori
Coreografia, regia,
scene, luci e costumi Monica Casadei
Assistente alla coreografia
Elena Bertuzzi
Con Vittorio Colella,
Melissa Cosseta, Gloria Dorliguzzo, Chiara Montalbani,
Gioia Morisco, Sara
Muccioli, Camilla Negri, Stefano Roveda,
Francesca Ruggerini,
Emanuele Serrecchia, Vilma Trevisan
Musiche Giuseppe Verdi
Elaborazione musicale
Luca Vianini
Drammaturgia musicale
Alessandro Taverna
Si ringrazia per la
collaborazione:
ai costumi Gioconda
Pirazzini, alle scene Andrea Carletti e alle
luci Marco Cazzola
Assistente alla produzione
Maria Chiara Freschi
Organizzazione Elisa
Orlandi
Produzione Compagnia
Artemis Danza/Monica Casadei
Coproduzione Fondazione
Teatro Comunale di Ferrara, Festival Verdi
In collaborazione con
CID-Centro Internazionale Danza di Parma
Con il contributo di
Ministero per i Beni e le AttivitĂ Culturali, Regione
Emilia Romagna-Assessorato alla Cultura, Provincia e
Comune di Parma
In scena Violetta contro
tutti: Violetta in bianco, speranza di purezza, Violetta
in rosso, perché le sanguina il cuore. Un cuore che
forse sarebbe stato meglio non fosse mai battuto. Meno
dolore, meno contrasto. Violetta, una storia in cui
scorre il senso della fine ad ogni alzar di calice.
Nulla si risolve. E’ tardi. E’ tardi. Dietro i
valzer, il male che attende. Dietro le feste e la forma,
il marciume di una societĂ in vendita, vuota,
scintillante. Addio, del passato bei sogni ridenti.
Perché non si è pura siccome un angelo. Questa donna
conoscete? Amami, Alfredo…
Traviata è il primo
capitolo del progetto triennale Corpo a Corpo Verdi:
un viaggio coreografico in cui la danza e l’opera
duettano dando corpo a un fluire di immagini sbrigliato
da qualsiasi volontĂ di aderenza didascalica, eppure
legato a doppio filo al dramma di Violetta. Viaggio in
cui vibra il sentimento amoroso di chi spera, legato
tragicamente alla sensazione di sapere che tutto
finisce, mentre si consuma il conflitto tra singolo e
societĂ , pubblica facciata e privato sentire.
Monica Casadei ha
intrapreso un progetto coreografico sulla trilogia
popolare di Giuseppe Verdi, ovvero Traviata,
Rigoletto e Trovatore. Tre creazioni da qui
al 2013, su commissione del Festival Verdi, coproduttore
per Traviata in tandem con il Comunale di
Ferrara, nelle quali è il codice danza a confrontarsi
con una tradizione lirica intramontabile quanto
conosciuta ai piĂą.
Un Corpo a Corpo,
nato dal fatto di misurarsi con una musica che non
possiamo pensare slegata dalle scene, complice un
artista, Verdi, drammaturgo ancor prima che compositore.
Per Traviata, quell’Amami, Alfredo, quel
libiam ne’ lieti calici, quel croce e delizia,
quel sì, piangi, quell’è tardi, qualunque
sia la taratura della passione per il bel canto di chi
legge, sono parole che si legano nella memoria a voci,
ad arie, musiche, storie, teatri, a partire dalle pagine
del libro, fonte dell’opera verdiana. Alfredo e Violetta
si mischiano nella mente con Marguerite e Armand, i
protagonisti dello struggente romanzo La Dame
aux camélias di Alexandre Dumas figlio, 1848, una
storia, scriveva il suo autore, che ha un solo merito:
"quello di essere vera". Perché è la società reale con
il suo conformismo di copertura che pulsa nelle pagine
di Dumas e in Marguerite, nome di fantasia sotto cui si
nascondeva quella Marie Duplessis, morta di tisi,
sepolta a Montmartre e amata dal giovane scrittore.
Romanzo che diventa prima
dramma teatrale, poi opera lirica, poi balletto. Da
Eleonora Duse a Sarah Bernhardt, da Maria Callas a
Alessandra Ferri, Marie/Marguerite/Violetta con la voce,
il canto o l’emozione del corpo che danza ha fatto
piangere intere generazioni.
Lo spettacolo che va in
scena propone una Traviata letta dal punto di
vista della protagonista. Violetta, appunto, contro
tutti. Violetta al centro di una societĂ maschilista
espressa da un coro in nero. Violetta moltiplicata in
tanti elementi femminili, in tanti spaccati di cuore.
Violetta disprezzata, che anela, pur malata, pur
cortigiana, a qualcosa di puro. Violetta contro cui si
scagliano le regole borghesi espresse dal padre di
Alfredo, Giorgio Germont, emblema di una societĂ dalla
morale malsana. Una societĂ in cui per certi versi si
rispecchia a distanza anche la nostra.
Ed ecco Violetta in mezzo a
altre Violette, gonna bianca, gonna della festa, gonna
del libiam, ma anche del dolore, di un assolo
danzato di schiena, in cui assolo significa solitudine,
viaggio verso la morte, cammino verso il proprio
funerale: e intanto ascoltiamo l’addio, del passato.
Traviata ha significato
per Monica Casadei e i suoi collaboratori, da
Alessandro Taverna, autore della drammaturgia
musicale, a Luca Vianini, che ha curato
l’elaborazione musicale, entrare nel dramma di Violetta,
di questa donna a cui è negata la speranza di un
sentimento d’amore. Perché, se come prostituta felice
del suo ruolo poteva essere integrata nascostamente
dalla societĂ , da cortigiana animata dal desiderio di
uscire dal suo destino, non poteva che essere punita
dalla malattia, dalla morte, dal disprezzo. Uccisa
dall’ipocrisia del coro.
Alfredo perciò è nello
spettacolo soprattutto un uomo di poco spessore,
schiacciato dalle azioni del padre. Appartiene anch’egli
al coro. Viene evocato piĂą per la scena della festa da
Flora, che per le sue dichiarazioni d’amore. Ancora il
disprezzo, ancora lo scontro con la societĂ delle
apparenze: qui testimon vi chiamo/ che qui pagata io
l’ho.
E allora ecco perché quell’
E’ tardi diventa la chiave del Corpo a Corpo
Traviata della Compagnia Artemis.
Due parole che risuonano come una campana a morte.
Perché nulla può essere recuperato. Perché Violetta, in
abito rosso, danza e il suo cuore non può che grondare
sangue, sangue che è la tisi ma che è anche segno di una
ferita interiore da cui non c’è che scampo. La societĂ
che tutto vede e controlla vuole il suo sacrificio.
Sì, piangi, o misera".
Come finire dunque? Come
terminare questa visione in bianco e nero, sporcata dal
rosso e dal dolore? Che sia con Amami, Alfredo,
che ascolteremo in un mix di tante edizioni celebri,
un’invocazione che è un grido di morte. Perché se
nell’opera ascoltiamo Amami, Alfredo dopo
l’incontro decisivo tra Violetta e il padre di Alfredo,
nello spettacolo quest’invocazione è spostata al finale.
Un urlo di disperazione, un grido di solitudine, in una
Traviata molto femminile nella quale la partita
non si gioca sulla decorazione, ma sull’esplodere di
un’energia fisica di dolore, specchio dell’anima.
Questo testo è una
rielaborazione di Un cuore che gronda Appunti
da una conversazione di Francesca Pedroni con
Monica Casadei su Corpo a Corpo Traviata
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Le
foto di Scena
(FOTO
FABIO PARENZAN - TRIESTE) |
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Monica
Casadei e Artemis Danza
Premio della critica
"Danza&Danza" 2000 (Miglior coreografa della nuova
generazione), Premio "Anita Bucchi" 2007: Cuba 2006.
La rivoluzione energetica (Miglior coreografia
dell’anno)
Monica Casadei, laureata in
Filosofia all’Università di Bologna con una tesi su
Platone e la danza, dopo una carriera agonistica in
ginnastica ritmica, si dedica allo studio della danza
classica e moderna, prima in Italia, poi trasferendosi
al The Place di Londra, scegliendo infine Parigi
come cittĂ di residenza. Decisive nel suo percorso
formativo le contaminazioni orientali derivate dai
soggiorni in Oriente e dalla pratica dell’arte marziale
Aikido. A Parigi frequenta l’Académie des Arts Martiaux
et Arts Contemporaines diretta dal maestro André Cognard;
consegue il grado di 2° dan di Aikido e il diploma di
insegnamento di Aikishintaiso all’Académie Autonome
d'Aikido Kobayashi Hirokazu. Danza per diverse compagnie
francesi, ma due artisti in particolare segnano il suo
percorso coreografico: Pierre Doussaint e Isabelle
Dubouloz.
Nel 1994 fonda in Francia
la Compagnia Artemis Danza, di cui diviene la direttrice
artistica e principale coreografa. Nel 1997 si
trasferisce in Italia e dal 1998 al 2007 è in residenza
alla Fondazione Teatro Due - Teatro Stabile di Parma e
Reggio Emilia; ad oggi ha realizzato 29 creazioni per
un’équipe stabile di dieci elementi, che sono state
presentate nei principali teatri, rassegne e festival
italiani e stranieri.
In particolare, a partire
dal 2005 Monica Casadei si è dedicata intensamente alla
realizzazione di "Artemis incontra culture altre", un
progetto di residenze artistiche della Compagnia
all’estero, scegliendo come prima tappa il continente
latino americano in tre distinti viaggi in Brasile
(2005), Cuba (2006) e Messico (2007), da cui sono nati
gli spettacoli Brasil Pass. Misturado branco,
Cuba 2006. La Rivoluzione energetica,
MEXICA.Collapse e Latino America. Trilogia.
Dal 2008 lo sguardo si è rivolto a Oriente, inizialmente
con le residenze in India e Turchia che hanno ispirato
Codice India. Ineffabile stato di grazia (2008) e
Turkish Bazaar. Il sultanato delle donne (2009), poi
in Vietnam, Corea e soprattutto in Giappone per le
creazioni Sole dell’Anima Sola. Giappone e
Solo Giappone. Silenzi (2010), e infine in
Indonesia, Singapore, Filippine e Malesia, da cui nasce
CorpOmbra. Indonesia (2011).
Nel 2011 nasce il grande
progetto triennale Corpo a Corpo Verdi (2011-2013),
coprodotto dal Festival Verdi; una proposta in danza
dell’intera "trilogia popolare" di Giuseppe Verdi. Il 4
e 5 novembre 2011 ha debuttato al Teatro Comunale di
Ferrara il primo capitolo, Traviata,
cui seguirà nell’autunno 2012 Rigoletto,
mentre nel 2013 verrà presentato a Parma l’intero
Trittico con Trovatore in prima assoluta, in
occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe
Verdi.
Monica Casadei ha inoltre
curato le coreografie di numerosi spettacoli teatrali e
d’opera: Romeo e Giulietta (regia di Walter Le
Moli), Alice oltre lo specchio (regia di Giorgio
Gallione), Jenufa (regia di Walter Le Moli,
allestimento del Teatro San Carlo di Napoli), La
signora dalle scarpe strette (regia di Walter Le
Moli), Traviata (regia di Giuseppe Bertolucci),
Macbeth (regia di Dominique Pitoiset), Don
Chisciotte (regia di Henning Brockhaus).
Dal 2002 è direttrice
artistica della rassegna di Parma "La Danza del III
Millennio"(che si è svolta fino al 2006 al Teatro Due -
Teatro Stabile di Parma e Reggio Emilia e dal 2007 al
Teatro delle Briciole -Solares Fondazione delle Arti),
dal 2002 al 2005 del Festival "Corpi Multipli" a Lugo di
Romagna (in collaborazione con la Fondazione Teatro
Rossini) e dal 2004 al 2006 della rassegna "La Danza
Altrove" al Teatro H.O.P. Altrove di Genova.
La Compagnia Artemis Danza
è sostenuta dal 1998 dal Ministero per i Beni e le
AttivitĂ Culturali, dalla Regione Emilia Romagna -
Assessorato alla Cultura e Cultura d’Europa, dalla
Provincia e dal Comune di Parma; di recente ha inoltre
ottenuto il sostegno del Ministero degli Affari Esteri.
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