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STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2006-2007
DON PASQUALE - Allestimento

Regia
Italo Nunziata

Inizia giovanissimo a lavorare in teatro come attore ed assistente alla regia. A ventiquattro anni fi rma la sua prima regia lirica, Così fan tutte per il Teatro Petruzzelli di Bari. Seguono numerosi altri impegni in teatri italiani ed esteri, tra qui ricordiamo La Pietra di Paragone di Rossini al Teatro Bellini di Catania (1988), Aida al Teatro Nazionale di Ankara (1992), l’Aretusa di Vitali e La Cenerentola di Rossini al Teatro dell’Opera di Roma (1992), Rigoletto a Treviso e Rovigo (1993), I Puritani a Catania (1994), Un Ballo in Maschera a Treviso, Ravenna e Modena (1994), Simon Boccanegra e Maria Stuarda al Teatro dell’Opera di Roma (1996 e 1997). Nel 1999 ha ottenuto notevole successo con Aida in tournée in alcuni importanti teatri in Giappone. Nel 2000 ha realizzato al Teatro Rendano di Cosenza, la messa in scena dell’opera Gina di Cilea in occasione del cinquantenario della scomparsa del compositore, portata poi anche al Teatro dell’Opera di Roma. Negli ultimi anni ha fi rmato la regia de La Sonnambula al Teatro San Carlo di Napoli, Don Pasquale per la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia nel 2002 (ripresa al Teatro dell’Opera di Roma nel 2003), Così fan tutte per l’Opera Company di Philadelphia negli Stati Uniti (2003), Olimpiade di Pergolesi per il Festival Pergolesi – Spontini di Jesi (2002) e per i teatri di Ravenna, Modena e Reggio Emilia (2003). Nel 2004 ha realizzato con grande successo la messa in scena de La Bohème di Puccini per La Fondazione Teatro San Carlo di Napoli, in occasione della riapertura dell’anfi teatro Arena Flegrea, e Il Matrimonio Segreto di Cimarosa per la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Nel maggio del 2006 ha realizzato con grande successo una nuova produzione di Manon Lescaut di Puccini per il Teatro dell’ Opera Nazionale di Kiev in Ucraina. Quest’anno alla Fenice di Venezia ha portato in scena Erwartung di Schönberg e Francesca da Rimini di Rachmaninov in prima esecuzione in forma scenica in Italia. Il suo lavoro per la ripresa moderna di opere del Settecento e del primo Ottocento ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui il Premio della critica musicale italiana “Franco Abbiati” per il dittico schubertiano Die Zwillengsbrüder e Der vierjährige Posten, rappresentato a Cosenza nel 1997 e successivamente al Teatro Massimo di Palermo e all’Opera di Rennes in Francia. Ha inoltre collaborato alla stesura di soggetti per alcune importanti produzioni di balletto e svolto un’intensa attività didattica per la formazione dei cantanti, mirata in particolare all’approfondimento del rapporto tra musica e gestualità. Dal 1995 al 2006 è stato direttore artistico del Teatro Rendano di Cosenza, per il quale ha programmato le stagioni di lirica, di prosa, di danza e di teatro per ragazzi.


Scene e costumi

Pasquale Grossi
Assistente alla Regia

Patrick Mailler
Luci

Patrick Latronica
Maestro del Coro

Lorenzo Fratini

Un Don Pasquale stile ‘anni trenta’
Appunti di regia

La vicenda del Don Pasquale di Donizetti costituisce nella sua ambientazione tipicamente borghese un prototipo che dal 1840 ha una sua immutata attualità e che è stato riproposto in seguito da generi e linguaggi espressivi diversi dall’opera lirica (teatro, cinema, ecc.).
La formula tardo-ottocentesca della «commedia degli equivoci» di Feydeau, gli intrecci delle sceneggiature del complesso fenomeno della «commedia italiana» nel cinema sonoro degli anni Trenta, al di la di una valutazione o un giudizio estetico e qualitativo, trovano la loro forza nella rappresentazione dell’immaginario collettivo di una società medio-piccolo borghese di cui interpretano le aspirazioni e i sogni più diffusi.
Nel cinema degli anni Trenta vivono costanti correlazioni e interscambi di idee non solo con la fi lmografi a degli altri paesi europei, ma anche con il cinema di Hollywood. Carattere peculiare delle sceneggiature cinematografi che di questo periodo è una trama a mélo con momenti pieni di vitalità alternati ad altri intrisi di sentimenti delicati, al cui centro domina la canzone. La «canzone dell’amore», inserita più volte in varie sequenze dell’omonimo film, rende il motivo talmente familiare allo spettatore che, in quell’epoca, non c’è persona che non la canticchi in Italia e in Europa. Addirittura celebri cantanti d’opera, come Beniamino Gigli e Tito Schipa, ne fanno il proprio cavallo di battaglia.
La diffusione di questo nuovo genere espressivo del cinema sonoro deve in parte quindi il suo ampio riscontro positivo alla tradizione melodico-operistica di arie e motivi così popolari nel secolo precedente. Inoltre l’ambientazione di queste ‘commedie con canzoni’ si avvale di soluzioni di scenografi a e arredamento improntate su modelli europei, alla ricerca di uno spazio idealcomune indifferente a qualsiasi confi ne ideologico.
Mi è sembrato quindi interessante e coerente far rivivere la vicenda del Don Pasquale negli anni Trenta del Novecento, periodo nel quale il clima sociale presenta curiose analogie con quello dell’ambientazione ottocentesca della trama del libretto. La possibilità inoltre di mescolare diversi stili e linguaggi mi ha dato l’occasione di sfrondare l’opera da una serie di clichés, forse ormai lontani dalla nostra sensibilità. La freschezza e l’ingenuità di alcuni momenti della trama possono essere esaltati con la citazione di scene ispirate ad una stagione del cinema italiano cui si guarda sempre con affetto nostalgico. Come non associare il personaggio di Ernesto alla fi gura dell’innamorato interpretato da Vittorio De Sica in fi lm come Gli uomini che mascalzoni o
Il conte Max? E come non riconoscere in Norina l’Elsa Merlini della Segretaria privata, una delle tante ‘cenerentole’ degli anni Trenta che non attende inerte il proprio destino e corona il sogno di sposare il proprio direttore?
Un omaggio dunque all’opera lirica e al cinema, lasciandosi condurre ancora una volta dal gioco leggero della trama e dalla voglia di divertire e di divertirsi.

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