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LA VOIX HUMAINE
Due amanti che
decidono di lasciarsi per sempre, parlano per
l’ultima volta al telefono. È il colloquio
dell’addio.
Dei due, si sente solo la voce; lui, all’altro capo
del filo, resta sempre invisibile agli spettatori,
evocato solo dai silenzi che intervallano le frasi
di lei, ora intensamente tenere, ora ricche di
passione, altre volte violente e concitate.
Il dialogo talvolta si interrompe; ma nessuno dei
due amanti ha il coraggio o la forza di troncare
questa ultima, disperata conversazione che passa
dalla finta indifferenza all’implorazione, dalla
cupa disperazione del dubbio al dramma.
Alla fine, la donna, esausta, si abbatte sul letto,
scongiurando l’amante di riattaccare l’apparecchio,
e di troncare l’ultimo colloquio. Il dramma termina
con la protagonista avvinghiata al ricevitore,
l’ultima cosa che la lega al suo amore.
SUOR ANGELICA
Interno di un
Monastero. È il tramonto: le suore sono in chiesa e
cantano. Due converse e poi Suor Angelica, giungono
in ritardo. Terminata la preghiera, le suore escono,
sfilando da vanti alla Badessa che le benedice e, in
circolo intorno alla Suora Zelatrice ascoltano
compunte e contrite consigli e lievi rimproveri. Si
sparpagliano, poi, in giardino e nel chiostro per la
loro breve ricreazione. Suor Angelica cura le piante
e i fiori, mentre Suor Genoveffa richiama
l’attenzione delle compagne sull’ultimo raggio di
sole che viene ad indorare l’acqua della fontana. Le
suore salutano con gioia il ripetersi del fenomeno
che si manifesta solo tre sere all’anno nel mese di
giugno e Suor Genoveffa propone di portare un
secchio di quest’acqua dorata sulla tomba di una
consorella, morta di recente. Suor Angelica ricorda
che i morti non hanno più desideri; la Zelatrice
aggiunge che neanche le suore ne dovrebbero avere.
Ma qualche desiderio innocente non è peccato; Suor Genoveffa confessa di desiderare un agnellino,
mentre Suor Dolcina gradirebbe qualche ghiottoneria.
Suor Angelica, interrogata, risponde di non avere
alcun desiderio; le consorelle, invece, sanno che
essa si strugge di aver notizie della famiglia. Era
nobile e ricca; si dice che sia stata rinchiusa in
convento per punizione e da sette anni non ha più
saputo nulla dei suoi. La Suora Infermiera viene a
chiedere soccorso a Suor Angelica per una compagna
che è stata punta dalle api; Suor Angelica, esperta
di erbe medicinali, corre subito a cercare quanto
può servire al caso. Tornano intanto, le due Suore
Cercatrici col ciuco carico e consegnano le
elemosine alla Suora Dispensiera, annunziando che
davanti al Convento si è fermata una sontuosa
carrozza. Suor Angelica è visibilmente turbata e,
quando suona la campana del parlatorio, le suore
pregano che la visita sia per lei. Infatti essa
viene chiamata e la Badessa, invitandola a
controllarsi, le comunica che è venuta a trovarla la
Zia Principessa. La vecchia signora, solenne e
inflessibile, invita la nipote a firmare un atto di
donazione a favore della sorella minore che andrà
sposa ad un gentiluomo disposto a passar sopra al
disordine della famiglia. Superando il risentimento
per la crudele severità della zia, Suor Angelica osa
chiedere notizie di suo figlio, del bambino che ha
appena visto e che le fu strappato quando venne
mandata in convento a espiare la sua colpa. Con
angoscia essa apprende che il piccino è morto e,
rimasta sola, invoca disperatamente di morire presto
anche lei per poter riunirsi al bimbo che non ha mai
conosciuto la mamma. Quando le Suore rientrano dal
cimitero in convento si unisce a loro,
apparentemente calma. Più tardi esce dalla cella,
coglie in giardino alcune erbe velenose, ne prepara
un decotto e lo beve dopo aver dato un commosso
addio alle compagne. Ma, appena compiuto il tragico
gesto, è presa da terrore: invoca la Vergine di
salvarla dalla dannazione, la scongiura di non
separarla per sempre da suo figlio e di mandarle un
segno del suo perdono. In un nembo di luce la
Madonna appare conducendo il bambino verso Suor
Angelica che muore tendendogli le braccia. |