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STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2006-2007
DER FLIEGENDE HOLLÄNDER - Comunicato Stampa


La stagione Lirica del Teatro Verdi di Trieste  dedica l’apertura del 2007 a  Richard Wagner con la rappresentazione di Der Fliegende Holländer ( l’Olandese volante ) che sarà in scena a partire dal 19 gennaio per complessive sette recite.

Poema e partitura furono scritti da Wagner in pochi mesi, fra maggio e 13 settembre 1841, durante gli anni della sua residenza a Parigi, dove era andato per ”far fortuna”. L’opera subì diversi rimaneggiamenti e stesure,  tra cui quella parigina e cioè  la versione musicale  di P. Dietsch Le vaisseau fantôme(1842) da cui deriva anche la versione italiana, Il Vascello fantasma, da Wagner sempre rifiutata per le connotazioni troppo realistiche che titolo richiamava, spostando il contenuto della vicenda verso la esteriorità e la spettacolarità.

Si tratta comunque di un capolavoro, come per  tutta l’arte di Wagner la cui legittimazione è confermata dal fatto che è sopravvissuta all’autore ed è rimasta viva nel tempo  per la ricchezza espressiva del linguaggio musicale del suo autore. Trieste e il Teatro Verdi testimoniano la straordinaria affezione a Wagner del pubblico con complessive sette edizioni dell’Olandese volante a partire dalla prima che data  1894 fino alla più recente del 2001.

In parte l’Olandese volante conserva  alcuni “connotati giovanili”, nella semplicità dell’organizzazione drammatica di alcuni caratteri, nei convenzionalismi e nelle arditezze dell’armonia,  nelle elementari relazioni tematiche, nelle varie ispirazioni. (Una di questa  è ravvisabile  nella Nona di Beethoven a cui l’Olandese si richiama in particolare nel primo movimento e con la tonalità del Re minore).   

Pur tuttavia le ragioni sostanziali dell’arte wagneriana ci sono tutte (Franco Serpa),   tanto che lo comprese lo stesso Wagner che riprese la partitura giovanile dell’opera dopo la stesura del Tristano e Isotta nel 1860,  per rivedere le ultime otto battute, il finale, dell’ouverture nel 1860 ed è in tale versione che l’opera va in scena attualmente.

 L’Olandese volante è  considerato dai musicologi  primo lavoro della maturità, lavoro in cui la sensibilità letteraria di Wagner, la sua curiosità e le sue esperienze culturali trovano per la prima volta ordine  e sistematizzazione in una vera e propria “estetica”;   inoltre, la composizione  risulta essere anche più innovativa delle due successive, Tannhaüser e Lohengrin - con cui condivide la definizione di opera ‘romantica’-  per l’apparizione di un elemento che non era mai stato finora espresso in questo modo: l’introspezione  psicologica dei personaggi.

L’intreccio si sviluppa intorno al nodo drammatico della redenzione dell’Olandese da parte di Senta, il personaggio femminile simbolo dell’amore sacrificale attraverso cui passa la salvezza  del protagonista. L’uomo maledetto, l’Olandese,  s’innamora della fanciulla al primo sguardo; l’amore di Senta però, è da intendersi come redenzione e salvezza, non esaltazione passionale.

Ma l’Olandese volante è anche  profondamente radicato nella tradizione folclorico-popolare, nel  clima della saga nordica  e della leggenda di uno spirito errabondo che vaga per terra e per mare in cerca dell’ultima quiete e dell’oblio e in cui il mare cupo e nero, è  simbolo del mistero e dell’immenso.

Dal Nord queste leggende  giungono alla fantasia dei romantici, ma solo Wagner riesce a saldare in compiuta unità la sua idea del mondo e il simbolo romantico dell’eroe-artista   agli ideali ed ai motivi del romanticismo europeo: la disperazione morbosa, la luce demoniaca  dell’eroe, l’aspirazione alla salvezza e alla morte.  Come a dire che in quest’opera si sprigiona quella ricerca di sé stesso e che fa capire a Wagner che ciò che freme in lui prende forma e certezza nella  figura romantica dell’eroe reietto, nel sentimento di superiore fedeltà e nel motivo della redenzione.

Entrambi i personaggi agiscono sotto la spinta del destino,  soggetti l’Olandese, alla maledizione, Senta,  alla missione di redenzione. C’è inoltre una forte  somiglianza, tra  Senta e Elsa di Lohengrin, l’Olandese e Wotan e inoltre la tragica condizione dell’amore  e la loro solitudine disperata ci fanno accomunare  i personaggi di Senta e l’Olandese  a quelli di Tristano e Isotta.

Ad interpretare il ruolo protagonista dell’Olandese,  dopo la prima ottima interpretazione a Trieste dello stresso ruolo nel 2001, si ripresenta il baritono Albert Dolmen che a Trieste interpretò con grande successo  anche  altri ruoli wagneriani: Wanderer  in Siegfried e Wotan in Das Rheingold e Die Walküre. Gli si avvicenderà  Oskar Hillebrandt che interpretò il ruolo di Alberich in Siegfried e in Götterdammerung nella Tetralogia rappresentata negli ultimi anni al “Verdi”. Nuova invece la presenza in scena dei soprani Eva Johansson di origine danese e Gabriele Maria Ronge, di origine tedesca, entrambe esperte wagneriane.

Nel cast anche il basso tedesco Hans Tschammer  e l’islandese Gudjon Oskarsson che interpreteranno in alternanza  il ruolo di Daland, padre di Senta; e poi i tenori  Robert Brubaker, americano,  e Christian  Voigt,tedesco, interpreti del ruolo di Erik, il cacciatore;  il tenore Enzo Peroni  che sarà il timoniere e Mette Ejsing, nutrice di Senta. La  compagine artistica è completata con la presenza dell’Orchestra e del Coro del Teatro Verdi, quest’ultimo preparato dal M° Lorenzo Fratini.

Lo spettacolo  è un nuovo allestimento preparato nei laboratori della Fondazione lirica triestina e   si avvale della messa in scena di Giovanni Scandella, regista della generazione del migliore teatro di ricerca italiano, che darà vita sul palcoscenico alle   suggestioni e alle emozioni della musica di Wagner così svestendola dei tratti realistici  per poter concentrare l’attenzione su un piano più sensibile.

Scandella è coadiuvato da Pier Paolo Bisleri  che ha realizzato una scenografia basata sui tre macroelementi presenti nell’opera: le rocce del fiordo norvegese, il pavimento/mare di ardesia e la grande lastra metallica che rappresenta il ponte della nave/vascello.  Questi elementi sono usati però in chiave minimalista e destrutturati con l’utilizzo di materie e tinte particolari che danno origine ad una realizzazione visiva dell’opera che spazia dal Romanticismo tedesco evocato da grandi fondali pittorici, all’Espressionismo del primo Novecento, evocato dall’astrattismo dei tre macroelementi. La realizzazione della messa in scena si avvale anche dei costumi ideati da Marion D’Amburgo e dell’esperienza illuminotecnica, frutto anche della sua attività in campo cinematografico, del light designer Iuraj Saleri. Suggestive le proiezioni video curate da  Antonio Giacomin.           

Ritorna sul podio del “Verdi”, dopo il primo incontro  con il pubblico triestino durante la Stagione Sinfonica 2003, il M° amburghese  Will Humburg, che nel suo repertorio annovera più di 80 titoli  e che ha diretto in tutto il mondo. In Italia in particolare, si è distinto per le sue esecuzioni alla Scala e al Maggio Musicale Fiorentino, istituzioni dove dirige regolarmente e poi all’Accademia di Santa Cecilia , al Massimo di Palermo, al Bellini di Catania, al Lirico di Cagliari. Notevole anche la sua attività in campo sinfonico  e la sua particolare sensibilità per il repertorio contemporaneo  con la sua più che ventennale collaborazione con Azio Corghi.

Lo spettacolo che abbinerà come di consueto, l’esposizione in sala stampa di una rassegna dedicata alle  varie edizioni dell’opera a Trieste, attraverso la cartellonistica e l’esposizione di altri materiali tra cui libretti di sala e fotografie a cura del Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl, sarà preceduta, mercoledì 17 gennaio alla ore 18, al Ridotto del Teatro Verdi,  dalla prolusione all’opera tenuta dal noto germanista, musicologo e critico musicale, professor  Quirino Principe che presenterà  L’Olandese volante al pubblico. L’ingresso è libero.

La “prima” è fissata per il  19 gennaio e lo spettacolo  si replica il 20,21,23,25,26 e 27 gennaio.

 

Trieste,  15 gennaio 2007

 

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