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STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2006-2007 |
| RIGOLETTO -
Allestimento |

Regia e Luci
RENZO GIACCHIERI
Renzo Giacchieri è nato
a Roma dove compie la sua formazione esordendo in campo
teatrale. Dipendente RAI dal 1969 al 1990, ricopre incarichi
dirigenziali nell’area dei programmi culturali. Dal 1974
all’81 è docente al Conservatorio di Santa Cecilia.
Nel 1981 cura la regia di Nabucco nell’anfiteatro veronese,
cui segue l’anno successivo Macbeth. Dal 1982 all’86 è
Sovrintendente all’Arena di Verona e direttore del Festival
Pucciniano a Torre del Lago. Nel 1987 firma la prestigiosa
regia dell’Aida messa in scena a Luxor, in Egitto. Dal 1988
al ‘90 è Sovrintendente del Teatro S. Carlo di Napoli e dal
1990 fino al 1994 è Presidente e poi Commissario
straordinario dell’ E.T.I, l’Ente Teatrale Italiano. Nel
1992 torna all’Arena di Verona come regista per una nuova
produzione di Don Carlos con un’ imponente scenografia. Nel
1995 è nominato Commissario governativo del Teatro Carlo
Felice di Genova. Tra i premi vinti l’Illica, Una vita per
la musica e il Truffaut. Dal 1998 al 2002 è di nuovo
Sovrintendente dell’Arena di Verona. Nella stagione
1999/2000 ha firmato numerose regie - Rigoletto al
Salzburger Landestheater, Norma a Catania, Nabucco ad
Avenches in Svizzera, Norma a Siviglia - e più recentemente
Tosca al Teatro Bellini di Catania, Norma a Salisburgo,
Tokyo e San Pietroburgo e Carmen ad Avenches. Al “Verdi” di
Trieste ha messo in scena Turandot di Puccini in apertura
della Stagione 2005-2006. |
Rigoletto opera "moderna"
di Renzo Giacchieri
"Un
gobbo che canta? E perché no? Io trovo appunto bellissimo
rappresentare questo personaggio deforme e ridicolo e
interamente appassionato e pieno d’amore" (così Verdi in
copialettere) in un’opera in cui l’unità di base non è più
l’aria, ma la scena, che può contenere arie, duetti,
recitativi, cori la cui durata e posizione dipendono dalla
struttura dell’intera scena, che prima era semplicemente la
somma di singole unità contenute in essa: recitativo, aria,
cabaletta, concertato. Ma è ancor più impressionante, in
Rigoletto, la modernità della scansione degli eventi e
la loro ambientazione: la magnifica sala del primo quadro e
tutto quello che non vediamo, ma ascoltiamo immaginandone la
visualità; il secondo quadro concepito in modo che si
possano vedere il giardino della casa di Rigoletto e il
vicolo, divisi dal muro di cinta del Palazzo di Ceprano; il
salotto del Duca e, non visto, l’appartamento – intuito – in
cui si compie fino in fondo la seduzione di Gilda; la riva
del Mincio – infine – dove in una casa mezza diroccata –
vista appunto in "spaccato" – si trovano l’osteria e al
piano superiore il lupanare di Sparafucile e Maddalena;
fuori, attraverso una fessura del muro, Gilda e Rigoletto
spiano quel che accade. Quante ambientazioni, non sembrano
una sorta di "spaccati" di set cinematografici o televisivi
o addirittura elaborazioni visive computerizzate?
Opera di per sé "moderna" in ogni sua valenza, Rigoletto
difficilmente
consente all’intellettuale di oggi, che si cimenta con la
messa in scena, di dedicarsi ad una operazione di
stravolgimento per "demitizzare" e "attualizzare" perché
tale operazione è valida fino a che si limiti in generale a
far giustizia di incrostazioni e mistificazioni, ossia di
pseudovalori qui introvabili. "È grazie
all’organizzazione unitaria data da Verdi alla sua partitura
che i "pupazzi" rinascimentali di Victor Hugo diventano
figure nei cui conflitti ci possiamo ancor oggi
identificare" (Petrobelli).
E per concludere con Alberto Moravia: Verdi viene
rappresentato e verrà sempre rappresentato perché la sua
conoscenza dell’uomo risale all’epoca in cui per l’ultima
volta l’uomo ebbe come fine se stesso, nient’altro che se
stesso e niente meno di se stesso. |
Scene
LORENZO GHIGLIA
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