Prima
assoluta Teatro
Verdi di Trieste
DAL 12 AL 19 APRILE AL “VERDI” DI TRIESTE
I SETTE
PECCATI CAPITALI” di Weill e
“TROUBLE IN TAHITI” di Bernstein
Prima assoluta
per il pubblico del “Verdi” di Trieste è lo spettacolo
che andrà in scena dal
12 al
19 aprile e formato da due atti unici:
“I sette peccati
capitali” (Die
seben Todsünden)
di Kurt Weill e
“Trouble
in Tahiti” di Leonard Bernstein. La regia è di
Giulio Ciabatti
con le scene e i costumi di
Sergio D’Osmo
assistito da
Chiara Barichello, le coreografie
di
Giovanni Di Cicco e le luci di
Claudio Schmid.
Almeno due elementi giustificano
l’abbinamento di questi due lavori, due pietre miliari
del teatro musicale contemporaneo, in uno stesso
spettacolo. Entrambi rappresentano una “tranche de vie”,
un affresco del nostro vivere scandito in
Sette peccati
capitali, attraverso 7 quadri; in
Trouble in
Tahiti attraverso
7 scene, un preludio e un intermezzo.
Diversa organizzazione dei materiali musicali
per una comune ispirazione che evidenzia la
nostra era, come stagione della incomunicabilità e della
schiavitù dal sistema che nell’opera di Bertolt Brecht
in particolare, raggiunge punte fortemente critiche. Un
sistema che è sostenuto dall’ipocrisia dei modelli
perbenistici della società consumistica borghese,
che si
impadronisce di noi, delle nostre azioni,
assimilandole, deformandole, espropriandoci del
significato della nostra vita, mercificandola.
I Sette peccati
capitali fu rappresentato per
la prima volta a Parigi, al Theatre Champs Elysées il 7
giugno 1933 con interprete del ruolo di Anna la moglie
di Kurt Weill, la cantante Lotte Lenya. Secondo la sua
teoria dello straniamento, Bertolt Brecht definisce con
precisione nel libretto lo spettacolo che si dipana
quindi in sette quadri che nella messa in scena di
Ciabatti sono rappresentati da sette stazioni
ferroviarie che corrispondono a sette città americane,
attraverso le quali viene raccontata la storia di Anna.
Anna parte da un paesino della Luisiana e viene spedita
in giro per le grandi città in cerca di fortuna dalla
famiglia con un viatico: il precetto di non
cadere mai nei
sette
peccati capitali
intesi sotto il profilo utilitaristico degli
ideali piccolo-borghesi e cioè come altrettanti ostacoli
al successo economico nella vita. La ragazza attraversa
a malincuore il suo calvario, tante città, tanti peccati
da vincere…
Sette peccati
capitali
come “sette megalopoli, sette stazioni teatrali. Luoghi
di transizione dunque, dai quali si dipartono altre vie,
altre vite- afferma il
regista Giulio Ciabatti – l
uoghi
prescelti dalla promiscuità notturna, scarsamente
illuminati o illuminati in modo violento. Lunghe
banchine e marciapiedi in cui si ammassano anime grigie
e anonime, migranti. Pellegrini. In attesa
di redenzione”. Anna tornerà a casa dopo aver perduto la
sua giovinezza, ma con il suo bel gruzzolo di denaro.
Sul piano più strettamente formale, Anna, la
protagonista, vive sulla scena in due persone,una delle
quali è la Anna vera, quella che di per sé si lascerebbe
guidare dai propri impulsi naturali, ed è impersonata
dalla danzatrice
Francesca Zaccaria; l’altra Anna è la proiezione
della sua coscienza piccolo-borghese che consiglia
invece la repressione di questi impulsi. Questa
Anna-coscienza si esprime cantando, raccontando e
commentando i fatti ed è
impersonata da
Daniela Mazzucato
in alternanza
nelle recite con Miriam
Tola. La trama vocale di Anna I oscilla tra
recitazione e canto vero e proprio; ad Anna II sono
invece
affidate brevi intercalazioni parlate su musica
esclusivamente strumentale.
La famiglia è composta dai tenori
Gianluca
Bocchino e
Andreas Jaeggi il baritono
Nicolò Ceriani e il basso
Alessandro
Svab.
Trouble in
Tahiti, che segue nella
seconda parte dello spettacolo, è un atto unico scritto
da Leonard Bernstein
(autore di musica e parole). L’opera
si è imposta da subito nel panorama teatrale
contemporaneo per la sua fresca capacità di tratteggiare
in meno di un’ora un affresco del nostro vivere
quotidiano.
L’opera data 1952 e in essa l’allora
giovane compositore voleva rappresentare un quadro
autobiografico della propria vita familiare. Frutto
della sua esperienza di compositore e direttore,
Trouble in
Tahiti porta sulla scena
uno spaccato della vita di una coppia senza una
precisa successione di situazioni o una trama. Sam (il
marito), interpretato da
Gezym
Myshketa, e
Dinah (la moglie) interpretata da
Daniela
Mazzucato in
alternanza in alcune recite con
Renata Lamanda,
sono una coppia che fa parte della borghesia
nordamericana degli anni ‘50, quella del primo
consumismo di massa che di lì a poco sbarcherà in
Europa. La coppia è presentata in una giornata qualsiasi
caratterizzata dalla incomunicabilità, ormai
fossilizzata, cronica, tale da determinare una
profonda
solitudine. Il titolo dell’opera è forse quello del
vacuo musical
che la donna va a vedere, dimenticandosi di andare al
saggio scolastico del figlio a cui non va neppure il
padre, impegnato in una partita di pallamano con gli
amici. In questo episodio tra l’altro, sta’ l’elemento
autobiografico che Bernstein ha voluto inserire
nell’opera. Per sottolineare
la reciproca estraneità Bernstein ricorre alla
presenza-assenza di personaggi -come il figlio o lo
psicanalista- che sono citati ma non compaio
no
in scena..
Trouble in Tahiti è quasi interamente composto da
monologhi, perché tali sono anche
i dialoghi tra Dinah e Sam che non riescono a
interagire. Si “salvano” nel finale quando, dopo aver
cantato, finalmente insieme, il brano “I don’t know”,
escono a braccetto per andare al cinema a sedersi
dinnanzi ad un “Super Silver Screen”. Oltre ad un
preludio e un intermezzo, nelle sette scene di cui è
composta l’opera, sono
contenuti anche gli interventi di un Trio jazz
composto da
Manuela Bisceglie, Gianluca
Bocchino e
Giuliano Pelizon
che con i suoi interventi musicali di volta in volta
e con puntualità sottolinea o gli status symbol propri
della upper
middle class a cui la coppia appartiene, o ironizza
sulla bravura di Sam nel trattare i clienti o sulla sua
generosità con il prossimo.
Lo spettacolo che vedrà impegnati
anche l’orchestra e il corpo di ballo del Teatro Verdi è
affidato alla direzione del M° tedesco
Will
Humburg che ha al suo attivo a Trieste già
numerosi successi tra cui “L’Olandese volante” nella
stagione lirica 2006-7. Si rappresenta
il
12,13,15, 16,17, 18, 19 aprile e
sarà preceduto mercoledì
8 aprile alle
ore 18
dalla prolusione tenuta nella
Sala del Ridotto
del Verdi dal giornalista e critico musicale
Rino Alessi.
Trieste, 7 aprile 2008