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STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2007-2008
I SETTE PECCATI CAPITALI/TROUBLE IN TAHITI - Il Comunicato Stampa

Il Comunicato Stampa de I Pescatori di Perle in PDFPrima assoluta  Teatro Verdi di Trieste

DAL 12 AL 19 APRILE AL “VERDI” DI TRIESTE

 I SETTE PECCATI CAPITALI” di Weill e
“TROUBLE IN TAHITI” di Bernstein

Prima assoluta per il pubblico del “Verdi” di Trieste è lo spettacolo che andrà in scena dal 12 al 19 aprile e formato da due atti unici: “I sette peccati capitali” (Die seben Todsünden)  di Kurt Weill  e  Trouble in Tahiti” di Leonard Bernstein. La regia è di Giulio Ciabatti con le scene e i costumi di Sergio D’Osmo assistito da Chiara Barichello, le coreografie  di Giovanni Di Cicco e le luci di Claudio Schmid.

Almeno due elementi giustificano l’abbinamento di questi due lavori, due pietre miliari del teatro musicale contemporaneo, in uno stesso spettacolo. Entrambi rappresentano una “tranche de vie”, un affresco del nostro vivere scandito in Sette peccati capitali, attraverso 7 quadri; in Trouble in Tahiti  attraverso 7 scene, un preludio e un intermezzo.  Diversa organizzazione dei materiali musicali  per una comune ispirazione che evidenzia la nostra era, come stagione della incomunicabilità e della schiavitù dal sistema che nell’opera di Bertolt Brecht in particolare, raggiunge punte fortemente critiche. Un sistema che è sostenuto dall’ipocrisia dei modelli perbenistici della società consumistica borghese,  che si impadronisce di noi, delle nostre azioni,  assimilandole, deformandole, espropriandoci del significato della nostra vita, mercificandola.

I Sette peccati capitali fu rappresentato per la prima volta a Parigi, al Theatre Champs Elysées il 7 giugno 1933 con interprete del ruolo di Anna la moglie di Kurt Weill, la cantante Lotte Lenya. Secondo la sua teoria dello straniamento, Bertolt Brecht definisce con precisione nel libretto lo spettacolo che si dipana quindi in sette quadri che nella messa in scena di Ciabatti sono rappresentati da sette stazioni ferroviarie che corrispondono a sette città americane, attraverso le quali viene raccontata la storia di Anna. Anna parte da un paesino della Luisiana e viene spedita in giro per le grandi città in cerca di fortuna dalla famiglia con un viatico: il precetto di non  cadere mai nei sette  peccati capitali  intesi sotto il profilo utilitaristico degli ideali piccolo-borghesi e cioè come altrettanti ostacoli al successo economico nella vita. La ragazza attraversa a malincuore il suo calvario, tante città, tanti peccati da vincere… Sette peccati capitali come “sette megalopoli, sette stazioni teatrali. Luoghi di transizione dunque, dai quali si dipartono altre vie, altre vite- afferma il regista Giulio Ciabatti – lDaniela Mazzucatouoghi prescelti dalla promiscuità notturna, scarsamente illuminati o illuminati in modo violento. Lunghe banchine e marciapiedi in cui si ammassano anime grigie e anonime, migranti. Pellegrini. In attesa di redenzione”. Anna tornerà a casa dopo aver perduto la sua giovinezza, ma con il suo bel gruzzolo di denaro. Sul piano più strettamente formale, Anna, la protagonista, vive sulla scena in due persone,una delle quali è la Anna vera, quella che di per sé si lascerebbe guidare dai propri impulsi naturali, ed è impersonata dalla danzatrice Francesca Zaccaria; l’altra Anna è la proiezione della sua coscienza piccolo-borghese che consiglia invece la repressione di questi impulsi. Questa Anna-coscienza si esprime cantando, raccontando e commentando i fatti ed è impersonata da Daniela Mazzucato  in alternanza nelle recite con  Miriam Tola. La trama vocale di Anna I oscilla tra recitazione e canto vero e proprio; ad Anna II sono invece  affidate brevi intercalazioni parlate su musica esclusivamente strumentale.

La famiglia è composta dai tenori Gianluca Bocchino e Andreas Jaeggi il baritono Nicolò Ceriani e il basso  Alessandro Svab.

Trouble in Tahiti, che segue nella seconda parte dello spettacolo, è un atto unico scritto da Leonard Bernstein  (autore di musica e parole). L’opera  si è imposta da subito nel panorama teatrale contemporaneo per la sua fresca capacità di tratteggiare in meno di un’ora un affresco del nostro vivere quotidiano.

L’opera data 1952 e in essa l’allora giovane compositore voleva rappresentare un quadro autobiografico della propria vita familiare. Frutto della sua esperienza di compositore e direttore, Trouble in Tahiti porta sulla scena  uno spaccato della vita di una coppia senza una precisa successione di situazioni o una trama. Sam (il marito), interpretato da Gezym Myshketa, e Dinah (la moglie) interpretata da Daniela Mazzucato  in alternanza in alcune recite con Renata Lamanda, sono una coppia che fa parte della borghesia nordamericana degli anni ‘50, quella del primo consumismo di massa che di lì a poco sbarcherà in Europa. La coppia è presentata in una giornata qualsiasi caratterizzata dalla incomunicabilità, ormai fossilizzata, cronica, tale da determinare una  profonda solitudine. Il titolo dell’opera è forse quello del vacuo musical che la donna va a vedere, dimenticandosi di andare al saggio scolastico del figlio a cui non va neppure il padre, impegnato in una partita di pallamano con gli amici. In questo episodio tra l’altro, sta’ l’elemento autobiografico che Bernstein ha voluto inserire nell’opera. Per sottolineare  la reciproca estraneità Bernstein ricorre alla presenza-assenza di personaggi -come il figlio o lo psicanalista- che sono citati ma non compaioWill Humburgno in scena.. Trouble in Tahiti è quasi interamente composto da monologhi, perché tali sono anche i dialoghi tra Dinah e Sam che non riescono a interagire. Si “salvano” nel finale quando, dopo aver cantato, finalmente insieme, il brano “I don’t know”, escono a braccetto per andare al cinema a sedersi dinnanzi ad un “Super Silver Screen”. Oltre ad un preludio e un intermezzo, nelle sette scene di cui è composta l’opera, sono  contenuti anche gli interventi di un Trio jazz composto da Manuela Bisceglie, Gianluca Bocchino e Giuliano Pelizon che con i suoi interventi musicali di volta in volta e con puntualità sottolinea o gli status symbol propri della upper middle class a cui la coppia appartiene, o ironizza sulla bravura di Sam nel trattare i clienti o sulla sua generosità con il prossimo.

Lo spettacolo che vedrà impegnati anche l’orchestra e il corpo di ballo del Teatro Verdi è affidato alla direzione del M° tedesco Will Humburg che ha al suo attivo a Trieste già numerosi successi tra cui “L’Olandese volante” nella stagione lirica 2006-7. Si rappresenta  il 12,13,15, 16,17, 18, 19 aprile e sarà preceduto mercoledì 8 aprile alle ore 18 dalla prolusione tenuta nella Sala del Ridotto del Verdi dal giornalista e critico musicale Rino Alessi.

 

Trieste, 7 aprile 2008

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