ATTO PRIMO
Nell’isola di Ceylon, su di una
spiaggia arida e selvaggia sotto il sole cocente,
dominata dalle rovine d’un tempio, pescatori di perle,
donne e fanciulli stanno rizzando capanne all’ombra dei
palmizi. Altri bevono e danzano. È la tribù che ha preso
possesso della spiaggia e vi costruisce un villaggio di
capanne. Il coro giocondo è interrotto dall’arrivo di
Zurga, che ammonisce i compagni, invitandoli ad eleggere
il capo cui dovranno obbedienza e sottomissione. Ed essi
acclamano re lo stesso Zurga. Nel fondo, intanto, appare
un uomo, che Zurga riconosce immediatamente per Nadir,
suo amico d’infanzia, allontanatosi dalla tribù per
battere la giungla quale cacciatore. La gioia per il
ritorno di Nadir è festeggiata da tutti con un inno al
sole. Ma perché il giovane Nadir preferì cacciare le
belve, invece di rimanere coi compagni? Usciti di scena
gli indigeni, i due amici rimasti soli rievocano il
passato. In un giorno lontano, presso al tramonto, Zurga
e Nadir ascoltavano la voce di un bramino che chiamava i
fedeli alla preghiera, quando sulla porta del tempio
parato a festa apparve una fanciulla velata, che la
folla accolse con grida di giubilo. Allorché ella
sollevò il velo, la sua bellezza colpì profondamente i
due giovani che, turbati, la videro sparire nuovamente
velata. D’allora Nadir, invano tentando di dimenticare,
s’è inoltrato nella giungla e Zurga ha continuato a
vivere sempre pensando a lei. Ma ancora una volta essi
giurano vicendevolmente che il loro amore non turberà
mai la loro amicizia. I pescatori e gli altri indigeni
irrompono di nuovo sulla scena, mentre sul mare avanza
una piroga. Secondo un’antica usanza, spiega Zurga, gli
anziani si recano tutti gli anni in lidi lontani, per
cercare una vergine bella e saggia, la quale, alta sulla
roccia che guarda il mare, canti e preghi affinché
Brahma protegga gli uomini che scendono negli abissi
marini per pescare le perle. Durante un anno intero la
fanciulla deve rimanere velata, nessuno può vederla, né
accostarlesi, per non scatenare l’ira del dio. Leila,
scesa dalla piroga, avvolta in ampi veli, seguita dal
sacerdote Nourabad, avanza fra le donne che le offrono
fiori. Nadir la segue con lo sguardo, come assorto in un
oscuro presentimento, mentre Zurga la invita al
giuramento promettendo di darle quale ricompensa la più
bella perla che verrà pescata entro l’anno. Guai però se
non sapesse resistere alla tentazione d’amore: sarebbe
condannata a morte. Leila giura: ma quando si avvia al
tempio, scorge Nadir e lo riconosce. Anche Nadir,
rimasto solo, grida di aver riconosciuto in Leila la
fanciulla amata. Leila intanto riappare sull’alto
scoglio e mentre i fachiri disegnano cerchi magici
intorno al fuoco acceso da Nourabad, innalza a Brahma la
sua invocazione. Nadir, non visto, si trascina ai piedi
della roccia. Leila si china su di lui e solleva per un
istante il velo.
ATTO
SECONDO
Fra le rovine di un tempio indiano,
presso una terrazza a picco sul mare rischiarato dalla
luna, Nourabad annuncia a Leila che le piroghe dei
pescatori sono state tratte a riva e che in quella notte
potrà riposare. Leila ha paura di rimaner sola in quel
luogo solitario, ma Nourabad la rassicura, dicendole che
i fachiri veglieranno su di lei e che nessun pericolo la
minaccia, purché sappia tener fede al giuramento fatto a
Zurga. Leila allora gli narra come già un’altra volta
riuscì con pericolo della sua stessa vita a mantenere
una promessa fatta. Una notte, un fuggiasco batté alla
porta della sua capanna, chiedendo asilo. Ella lo
accolse e non svelò la sua presenza alla turba degli
inseguitori che pure la minacciavano di morte. Quale
pegno il giovane lasciò una collana di perle, giurando
che se l’occasione si fosse presentata, l’avrebbe a sua
volta protetta e salvata. Rimasta sola, Leila rievoca
cantando il suo amore per Nadir, mentre Nadir,
nell’ombra della notte, s’avvicina a lei. I due
innamorati, fidando nel favor delle tenebre
s’incontrano, ma Nourabad e i fachiri fanno prigioniero
il giovane. I pescatori, attratti dalle grida, accorrono
e circondano minacciosi i due colpevoli, quand’ecco
appare Zurga che vuole salvarli. Nadir però strappa i
veli che nascondono il volto di Leila e quando Zurga
riconosce la fanciulla amata, assalito da geloso furore,
decide di abbandonarli al loro destino.
ATTO
TERZO
Zurga, assalito dai rimorsi, vorrebbe
perdonare l’amico d’infanzia e sottrarlo alla pena.
L’improvvisa apparizione di Leila rinnova nel suo animo
la gelosia, e questa divampa ancor più furente, allorché
la fanciulla lo implora di mandar lei sola a morte e
salvare la vita di Nadir. Nourabad interrompe
l’angoscioso colloquio, venendo ad annunziare che il
rogo è pronto. Nell’uscire dalla tenda, Leila consegna a
un pescatore la collana di perle, pregandolo di recarla
a sua madre. Ma Zurga gliela strappa di mano e s’avvede
che la collana è quella da lui donata alla fanciulla che
lo aveva salvato. Sulla spiaggia è stato innalzato il
rogo. Gli indigeni intrecciano danze frenetiche,
invocando Brahma. Leila e Nadir appaiono, preceduti dai
sacerdoti e da Nourabad e già stanno per salire sul
rogo, allorché in scena irrompe Zurga armato d’ascia.
Non è questa la notte buona per il sacrificio, egli
grida, il Dio non vuole. Il Dio ha incendiato le capanne
degli isolani e Zurga li esorta a correre al villaggio
per salvare i bambini. Ma, rimasto solo con Leila e
Nadir, confessa di essere stato lui ad appiccare il
fuoco, in un estremo tentativo di risparmiare la vita ai
due innamorati. Spezza le catene e mostra a Leila la
collana. Nourabad ha inteso la confessione di Zurga
rimanendo nascosto, e corre a darne avviso agli
indigeni. La folla inferocita ricompare sulla scena e,
mentre Leila e Nadir si mettono in salvo, Zurga si
uccide.
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