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STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2007-2008
I PESCATORI DI PERLE - L'Argomento

ATTO PRIMO

Nell’isola di Ceylon, su di una spiaggia arida e selvaggia sotto il sole cocente, dominata dalle rovine d’un tempio, pescatori di perle, donne e fanciulli stanno rizzando capanne all’ombra dei palmizi. Altri bevono e danzano. È la tribù che ha preso possesso della spiaggia e vi costruisce un villaggio di capanne. Il coro giocondo è interrotto dall’arrivo di Zurga, che ammonisce i compagni, invitandoli ad eleggere il capo cui dovranno obbedienza e sottomissione. Ed essi acclamano re lo stesso Zurga. Nel fondo, intanto, appare un uomo, che Zurga riconosce immediatamente per Nadir, suo amico d’infanzia, allontanatosi dalla tribù per battere la giungla quale cacciatore. La gioia per il ritorno di Nadir è festeggiata da tutti con un inno al sole. Ma perché il giovane Nadir preferì cacciare le belve, invece di rimanere coi compagni? Usciti di scena gli indigeni, i due amici rimasti soli rievocano il passato. In un giorno lontano, presso al tramonto, Zurga e Nadir ascoltavano la voce di un bramino che chiamava i fedeli alla preghiera, quando sulla porta del tempio parato a festa apparve una fanciulla velata, che la folla accolse con grida di giubilo. Allorché ella sollevò il velo, la sua bellezza colpì profondamente i due giovani che, turbati, la videro sparire nuovamente velata. D’allora Nadir, invano tentando di dimenticare, s’è inoltrato nella giungla e Zurga ha continuato a vivere sempre pensando a lei. Ma ancora una volta essi giurano vicendevolmente che il loro amore non turberà mai la loro amicizia. I pescatori e gli altri indigeni irrompono di nuovo sulla scena, mentre sul mare avanza una piroga. Secondo un’antica usanza, spiega Zurga, gli anziani si recano tutti gli anni in lidi lontani, per cercare una vergine bella e saggia, la quale, alta sulla roccia che guarda il mare, canti e preghi affinché Brahma protegga gli uomini che scendono negli abissi marini per pescare le perle. Durante un anno intero la fanciulla deve rimanere velata, nessuno può vederla, né accostarlesi, per non scatenare l’ira del dio. Leila, scesa dalla piroga, avvolta in ampi veli, seguita dal sacerdote Nourabad, avanza fra le donne che le offrono fiori. Nadir la segue con lo sguardo, come assorto in un oscuro presentimento, mentre Zurga la invita al giuramento promettendo di darle quale ricompensa la più bella perla che verrà pescata entro l’anno. Guai però se non sapesse resistere alla tentazione d’amore: sarebbe condannata a morte. Leila giura: ma quando si avvia al tempio, scorge Nadir e lo riconosce. Anche Nadir, rimasto solo, grida di aver riconosciuto in Leila la fanciulla amata. Leila intanto riappare sull’alto scoglio e mentre i fachiri disegnano cerchi magici intorno al fuoco acceso da Nourabad, innalza a Brahma la sua invocazione. Nadir, non visto, si trascina ai piedi della roccia. Leila si china su di lui e solleva per un istante il velo.

ATTO SECONDO

Fra le rovine di un tempio indiano, presso una terrazza a picco sul mare rischiarato dalla luna, Nourabad annuncia a Leila che le piroghe dei pescatori sono state tratte a riva e che in quella notte potrà riposare. Leila ha paura di rimaner sola in quel luogo solitario, ma Nourabad la rassicura, dicendole che i fachiri veglieranno su di lei e che nessun pericolo la minaccia, purché sappia tener fede al giuramento fatto a Zurga. Leila allora gli narra come già un’altra volta riuscì con pericolo della sua stessa vita a mantenere una promessa fatta. Una notte, un fuggiasco batté alla porta della sua capanna, chiedendo asilo. Ella lo accolse e non svelò la sua presenza alla turba degli inseguitori che pure la minacciavano di morte. Quale pegno il giovane lasciò una collana di perle, giurando che se l’occasione si fosse presentata, l’avrebbe a sua volta protetta e salvata. Rimasta sola, Leila rievoca cantando il suo amore per Nadir, mentre Nadir, nell’ombra della notte, s’avvicina a lei. I due innamorati, fidando nel favor delle tenebre s’incontrano, ma Nourabad e i fachiri fanno prigioniero il giovane. I pescatori, attratti dalle grida, accorrono e circondano minacciosi i due colpevoli, quand’ecco appare Zurga che vuole salvarli. Nadir però strappa i veli che nascondono il volto di Leila e quando Zurga riconosce la fanciulla amata, assalito da geloso furore, decide di abbandonarli al loro destino.


ATTO TERZO

Zurga, assalito dai rimorsi, vorrebbe perdonare l’amico d’infanzia e sottrarlo alla pena. L’improvvisa apparizione di Leila rinnova nel suo animo la gelosia, e questa divampa ancor più furente, allorché la fanciulla lo implora di mandar lei sola a morte e salvare la vita di Nadir. Nourabad interrompe l’angoscioso colloquio, venendo ad annunziare che il rogo è pronto. Nell’uscire dalla tenda, Leila consegna a un pescatore la collana di perle, pregandolo di recarla a sua madre. Ma Zurga gliela strappa di mano e s’avvede che la collana è quella da lui donata alla fanciulla che lo aveva salvato. Sulla spiaggia è stato innalzato il rogo. Gli indigeni intrecciano danze frenetiche, invocando Brahma. Leila e Nadir appaiono, preceduti dai sacerdoti e da Nourabad e già stanno per salire sul rogo, allorché in scena irrompe Zurga armato d’ascia. Non è questa la notte buona per il sacrificio, egli grida, il Dio non vuole. Il Dio ha incendiato le capanne degli isolani e Zurga li esorta a correre al villaggio per salvare i bambini. Ma, rimasto solo con Leila e Nadir, confessa di essere stato lui ad appiccare il fuoco, in un estremo tentativo di risparmiare la vita ai due innamorati. Spezza le catene e mostra a Leila la collana. Nourabad ha inteso la confessione di Zurga rimanendo nascosto, e corre a darne avviso agli indigeni. La folla inferocita ricompare sulla scena e, mentre Leila e Nadir si mettono in salvo, Zurga si uccide.

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