Al
“VERDI” DI TRIESTE DAL 18 AL 30 MARZO
AL “GIOVANNI DA UDINE”
DI
UDINE IL 6 APRILE
I “I PESCATORI DI PERLE” di
BIZET
DEDICATA
A
GIUSEPPE DI STEFANO
C’è attesa e interesse per il prossimo
titolo in cartellone al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di
Trieste: I
Pescatori di
Perle di Georges Bizet. L’attesa è connessa
ai trent’anni che ci separano
dalla precedente
edizione dell’opera e cioè da quando nel
marzo 1978 andò in scena con la regia di Beppe De
Tomasi, la direzione di Gianfranco Masini e
la
partecipazione di Alfredo Kraus nel ruolo di Nadir.
L’interesse è confermato anche dalla presenza prevista
della critica musicale
di diverse testate e della Rai nazionale che riprenderà
le fasi più importanti delle prove prima del debutto,
per la prossima
messa in onda in una puntata della trasmissione
televisiva “Prima della Prima” su Rai Tre.
L’opera
I Pescatori di
perle è dedicata al tenore Giuseppe Di Stefano,
recentemente scomparso, a cui la Fondazione lirica
triestina vuole rendere omaggio
anche con mostra
allestita nella sala stampa al piano terra del Teatro
curata dal Civico Museo Carlo Schmidl, in considerazione
delle diverse presenze del grande artista sul
palcoscenico del “Verdi” dove ha debuttato proprio in
Pescatori di
Perle per la prima volta nel gennaio 1947 a fianco
di Alda
Noni e che
ha cantato
successivamente al Castello di San Giusto nel luglio
1953. Di Stefano al “Verdi”
di Trieste si è
inoltre esibito, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in
alcuni ruoli che sono stati tra i suoi grandi cavalli di
battaglia: Werther, Des Grieux e Cavaradossi.
I
Pescatori di perle (
Les pêcheurs de
perles) di Georges Bizet
è presentata
in lingua
originale con sopratitoli, in un nuovo allestimento
realizzato dai
laboratori della Fondazione triestina l’opera è affidata
alla direzione musicale del
M° Frederic
Chaslin, apprezzato interprete del repertorio
francese e al “Verdi” protagonista di uno dei più
interessanti concerti della stagione sinfonica 2007 in
cui si è esibito anche al pianoforte interpretando il
duplice ruolo di direttore e solista
nel
Concerto in sol
magg. di
Ravel.
Quest’opera di Bizet è stata
ingiustamente trascurata rispetto a
Carmen il suo
capolavoro tanto che, dopo il successo iniziale della
prima rappresentazione assoluta al Théâtre Lirique di
Parigi tenutasi il 30 settembre 1863
e una prima serie di repliche, cadde rapidamente
nell’oblio anche a causa dello scarso successo ottenuto
tra i critici francesi.
I Pescatori di
perle hanno
invece una loro dignità artistica peculiare e riesumati
dall’editore Sonzogno che riproposero l’opera anche al
pubblico francese in occasione dell’Esposizione
Internazionale, assursero ad una significativa fama
anche grazie
all’interpretazione di
alcuni grandi
interpreti del ruolo di Nadir in cui si sono
cimentati tenori dalla eccezionale caratura
vocale come Caruso, Gigli, De Lucia e Tagliavini..
Artefice della
nuova
messa in scena è
il raffinato regista
Fabio Sparvoli
che assieme allo scenografo
Giorgio
Ricchelli, alla costumista
Alessandra
Torella, al coreografo
Jacopo Nannicini,
al lihght designer
Vinicio Cheli
e all’assistente alla regia
Barbara Di Lieto,
ha curato un’ambientazione nuova dell’opera, pur nel
rispetto dell’atmosfera culturale francese improntata
all’esotismo della prima metà dell’Ottocento che indusse
Bizet ad
ambientarla
nell’isola di Ceylon. L’Oriente
infatti, su cui molto si fantasticava in quello scorcio
di secolo soprattutto in Francia, fa da sfondo fascinoso
ed avvolgente ad una storia d’amore che il regista
definisce “ tutto
sommato banale, …dove il classico triangolo
amoroso acquista tinte inusitate“ in quanto non
si capisce bene verso chi è rivolto il senso di gelosia
di Zurga, il capo del pescatori, se verso Nadir, un
pescatore, o verso Leila, la sacerdotessa. Il
tema della
vergine sacra a cui l’amore terreno è vietato pena la
morte, è un topos
comune: se non altro richiama alla mente
Norma di
Bellini e la
Vestale di Spontini. Ma
il topos
dell’amicizia virile, anch’esso così diffuso
nell’Ottocento musicale e che in quest’opera di Bizet è
rappresentato dall’affettività che lega Nadir a Zurga,
è decisamente più marcato, tanto da costituire un
nodo drammatico più importante del legame amoroso tra
Nadir e Leila. La
qual cosa peraltro giustifica ancor più l’ambientazione
orientaleggiante che consente
di
esorcizzare un
tema scabroso ambientandolo “altrove” come in Oriente
appunto, mondo inferiore
e lontano dall’ “avanzato”
Occidente.
Si tenga anche conto che l’opera
nasce in un
particolare momento storico in cui in Francia
vige il
Grand Opera e il repertorio italiano che ha tanto
influenzato Bizet. Siamo vicini alla rivoluzione
industriale, al 1889 anno della Esposizione
Internazionale di Parigi
e all’avanzata di un nuovo mondo che spazzerà
via il
secolo precedente, ormai agonizzante. La nuova civiltà
industriale ne risparmierà solo poche tracce del
pensiero e del vivere. La messa in scena di
Sparvoli
tende ad esaltare questa agonia in quanto lo spettacolo
è pervaso da questo senso di disfacimento, di abbandono.
“E’ in fondo un mondo che non crede più in se stesso
- sostiene Sparvoli -
e non
a caso un grande fuoco, segno di antiche
ritualità ma allo stesso tempo di purificazione
catartica, lo cancellerà per lanciare, nell’alba del
nuovo secolo, l’uomo nuovo.
I
Pescatori di perle
è un’opera di grande impegno
vocale a cui sono chiamati interpreti di classe a
partire dal personaggio di Leila, la cui vocalità di
soprano lirico esalta la qualità timbrica
dell’interprete. E’ affidato ad
Annick Massis,
considerata uno dei più grandi soprani di
coloratura, molto apprezzata anche per la sua
versatilità e
più volte impegnata in questo ruolo interpretato
recentemente anche alla Fenice di Venezia.
Ritorna sul
palcoscenico del Verdi dopo la recente ottima prova in
Don Giovanni
nel ruolo di Donna
Anna. Si alternerà con il soprano argentino
Virginia Wagner,
al suo debutto a Trieste ma già apprezzata interprete
dei ruoli di
Fiordiligi, Pamina, Micaela, Musetta e Cio Cio San. Il
ruolo di Nadir, tradizionalmente affidato a tenori
leggeri a cui è soprattutto richiesta una grande
padronanza tecnica dell’emissione vocale per la
tessitura acuta della famosa romanza “Je
crois entendre ancore”, sarà interpretato da
Celso Albelo,
originario delle Canarie e formatosi a Madrid, già
interprete a Trieste del ruolo di Ernesto in
Don Pasquale.
In Italia, ha recentemente cantato a Verona e Bari in
Sonnambula; a
Torino in
Falstaff ;
a Roma nella
Figlia
del reggimento
e Guillaum Tell.
Si alternerà con
Marc Laho, recente interprete del ruolo
di Piquillo nella
Périchole andata in scena nell’edizione 2007 del
Festival Internazionale dell’Operetta. Di grande impegno
anche la
vocalità di Zurga, baritono di frequente impegnato nel
registro acuto. Il ruolo è affidato a
Pierre-Yves
Pruvot, recentemente applaudito interprete
del personaggio di Kyoto in
Iris di
Mascagni.
Infine, il ruolo di Nourabad sarà interpretato dal basso
triestino
Alessandro Svab. Completano il cast artistico
l’Orchestra, il Coro istruito dal M° Lorenzo Fratini e
il Corpo di
Ballo del Teatro
Verdi.
Lo spettacolo sarà in scena al “Verdi”
il
18,19,20,26,28,29,30 marzo. Il
6 aprile 2008 sarà
al Teatro Nuovo Giovanni da Udine di Udine.
A corollario dello spettacolo, il “Verdi”
organizza, come consuetudine, l’incontro
aperto al pubblico per la
prolusione all’opera del prof.
Quirino Principe
che si terrà
venerdì 14 marzo
alle ore 18 nella Sala del Ridotto del Verdi
che ospiterà poi
l’incontro
con gli artisti
della compagnia
di Pescatori di
perle in programma lunedì
17 marzo alle
ore 18.
Trieste
12
marzo 2008