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STAGIONE LIRICA E DI BALLETTO 2007-2008
IRIS - L'Argomento

ATTO PRIMO

Nel giardino di casa, la giovane Iris saluta il nuovo giorno che finalmente dissipa i tristi sogni della notte, dove le sono apparsi mostri, draghi e serpenti a minacciare la sua bambola malata. La voce del vecchio padre cieco la richiama in casa, ed ecco che nel giardino appaiono davvero due mostri, che rovineranno la sua povera vita: Osaka, giovane signore vizioso e capriccioso che si è invaghito di lei e con l’aiuto di un tristo lenone, Kyoto, vuole ad ogni costo farla sua. I due uomini impiantano, sulle rive del ruscello, un piccolo teatro di marionette; le lavandaie del luogo fanno circolo, curiose ed ammirate; e anche Iris si avvicina sebbene il padre la metta in guardia da quei vagabondi. Una favola prende vita sul piccolo palcoscenico: Dhia, fanciulla tormentata da un padre tirannico e crudele, invoca la morte e viene rapita in cielo dall’affascinante Jor, figlio del Sole, al quale presta la voce Osaka in persona. Ora, mentre le musmè osservano il ballo di tre geishe che impersonano la Bellezza, la Morte e il Vampiro e Kyoto va in giro a raccogliere le offerte, Iris viene sollevata e rapita dai saltimbanchi. Rimasto solo, invano il Cieco chiama la figlia. Alcuni venditori ambulanti lo trovano a terra, piangente: un foglio, lasciato sulla soglia di casa con del danaro, da Kyoto, spiega che Iris è andata allo Yoshiwara, il quartiere dei piaceri. Il Cieco, straziato dal dolore, supplica che lo si accompagni in città: vuole maledire la figlia che gli ha procurato tanta vergogna. Barcollante e inebetito, il vecchio si avvia.

ATTO SECONDO

Iris, ancora priva di sensi, è nella casa di Kyoto, luogo di piacere e di perdizione. Osaka ammira la bellezza della fanciulla e pregusta con Kyoto l’ebbrezza della conquista. Svegliatasi in quel luogo sconosciuto, pieno di un lusso a lei ignoto, Iris crede di esser morta e di trovarsi in Paradiso. Tenta di suonare il sàmisen, e suoni discordanti escono dallo strumento; cerca di dipingere, e solo orribili sgorbi vengono fuori dal suo pennello. Essa piange allora, pensando alla sua casa, ai suoi giuochi, al vecchio padre di cui era sostegno e conforto. Ed ecco Osaka, bello, elegantissimo, che le si presenta per sedurla: Iris riconosce la voce del pupazzo Jor e, intimorita, lo chiama figlio del Sole. Osaka, con una risata, tenta argomenti più terreni e convincenti. Ma né vesti ricche né gioielli preziosi attraggono la ragazza, che crede di ravvisare con spavento in Osaka - che ha detto di essere il Piacere - la terribile piovra di un vecchio racconto della sua infanzia. Il bacio appassionato del giovane la fa prorompere in un dirotto pianto: Iris chiede disperatamente la sua casa, i suoi fiori, suo padre! Osaka, annoiato, rinuncia all’avventura ed autorizza Kyoto ad esporre la fanciulla al pubblico della strada. Kyoto le fa indossare una veste trasparente che mostri tutta la sua bellezza e, sempre minacciando di gettarla in un precipizio di cui le fa vedere la profondità, la espone - dall’alto di una veranda - alla folla che anima, piena di desiderio e di cupidigia, le strade dello Yoshiwara. Fra la gente che si accalca per ammirare Iris è ancora Osaka che, ripreso dalla sua brama di possesso, si arrampica sulla veranda invocandone il nome. Ma un urlo inumano fa eco alla sua voce: è il Cieco, il vecchio padre di Iris, che, condotto sotto la finestra alla quale sta esposta la figlia e da lei chiamato con speranza e con gioia, raccoglie manciate di fango e le scaglia contro Iris maledicendola. Colpita nel volto da quel fango che essa non meritava, Iris lancia un grido disperato e si precipita nel baratro, che Kyoto poco prima le ha mostrato. Mentre Osaka manda un urlo di terrore. il Cieco continua a scagliare inconsciamente fango e maledizioni.

ATTO TERZO

Nel fondo dell’abisso, Iris muore, uccisa dai desideri e dall’egoismo degli uomini. Turpi cenciaiuoli frugano il suo corpo per rubare vesti e gioielli e fuggono quando essa dà deboli segni di vita. Alla sua domanda desolata - «Perché?» - voci strane e beffarde paiono risponderle da lontano: l’egoismo di Osaka, che ha pensato solo al suo piacere, quello di Kyoto, che ha mirato unicamente all’interesse, e infine l’egoismo del padre, per il quale la perdita di Iris si risolve, in definitiva, nella mancanza di un sostegno. Iris, muore nell’orrore, in una disperazione senza nome, quando - dall’alto dell’abisso, a poco a poco, e sempre più viva e fulgida - la luce del Sole nascente giunge a confortarla. Il sole inonda il baratro orrendo, illuminando il piccolo corpo intorno al quale spuntano nubi di fiori. Iris, così, è accompagnata in cielo da una pietosa e trionfante visione di luci e di armonie.

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