|
L'edificio |
|
Destinato a
sostituire il piccolo, settecentesco Teatro San Pietro, il Teatro che il
24 aprile 2001 festeggia il suo bicentenario, fu edificato nel periodo
che vide la conflittuale alternanza delle occupazioni
franco-napoleoniche e del potere absburgico. |
|

1798
- Giannantonio Selva, Progetto per
la costruzione del Teatro Nuovo, per conto del Sig. Giovanni Matteo
Tomasini.
Sezione longitudinale (Archivio Storico dell'Ufficio Tecnico
Comunale di Trieste)
|
|
La sua storia ha
inizio infatti nel 1798 quando il rappresentante del Granducato di
Toscana a Trieste - il commerciante Gian Matteo Tommasini - cede la
proprietà del terreno al Conte Cassis-Faraone, primo proprietario del
Teatro, che nel 1835 passerà a Moisè Hierschel. Nel 1861 gli eredi
Hierschel lo cedono al Comune. |
|

1798
- Giannantonio Selva, Progetto per
la costruzione del Teatro Nuovo, per conto del Sig. Giovanni Matteo
Tomasini.
Fianco, Prospetto verso mare, prospetto principale, prima proposta
(Archivio Storico del Museo Correr)
|
|
Così l’edificio
inaugurato come Teatro Nuovo e divenuto Teatro Grande nel 1820, dal 1861
si chiamò Teatro Comunale, prima di assumere, alla morte del Maestro,
il nome di Verdi. |
|

1835
- Antonio Buttazzoni (attr.),
proposta di riforma del Teatro Nuovo per conto del Sig. Matteo Hierschel.
Abbozzo, Pianta del primo e del piano terreno (Archivio Storico
dell'Ufficio Comunale di Trieste)
|
|
Contrastata è la
genesi architettonica alla quale concorrono sia Gian Antonio Selva (lo
stesso della “Fenice” di Venezia) autore del disegno generale e dell’interno,
sia Matteo Pertsch, cui si deve la progettazione definitiva della
facciata, memore del Piermarini (l’architetto della Scala) più volte
interpellato come consulente. |
|

1848
- Nicolò Pertsch dis., Broili
del. Veduta prospettica del Teatro Nuovo. (Coll. priv.)
|
|
Complessa
è la storia delle decorazioni interne e dei periodici restauri, l’ultimo
dei quali risale al 1992-1997 con la ristrutturazione dell’intero
edificio storico, che ha recuperato l’aspetto originario della sala.
|
|

1882 -
(ante), La facciata verso il
mare del Teatro Comunale vista dal molo San Carlo (civici Musei di Storia
ed Arte di Trieste)
|
|
Dalla originaria
illuminazione a candele e ad olio, il teatro è passato nel 1846 alla
illuminazione a gas, e nel 1889 alla luce elettrica. Dai 1400 posti del
1801 è passato ai 2000/2100 (in buona parte “in piedi”) di fine
ottocento. Dopo un lungo periodo di agibilità ridotta a un migliaio di
posti, il “Verdi” ha attualmente, a seguito dell’ultima
ristrutturazione, la capienza originale di circa 1400 posti.
|
|

Il Teatro Lirico "Giuseppe Verdi" ai
giorni nostri
|
|
Altrettanto complesse
sono le vicende che hanno attraversato la vita artistica del Teatro:
dalle fortune e dalle sfortune degli impresari privati ottocenteschi
alla costituzione dell’Ente autonomo nel 1936 (sovrintendente Giuseppe
Antonicelli, con l’interregno postbellico di Cesare Barison), fino
alla recente Fondazione.
|