|
Programma beethoveniano
per il penultimo concerto
Direttore: Daniel Oren,
solisti: David Greilsammer, Nina Kotova e Peter Manning
Sarà interamente dedicato a
Ludwig van Beethoven l’ultimo concerto diretto dal M° Oren e
penultimo della rassegna sinfonica organizzata dalla Fondazione
Teatro Verdi a Trieste ed a Pordenone. E’ stato apportato un
cambiamento al programma che originariamente prevedeva
l’esecuzione del Triplo concerto in Do magg. per pianoforte,
violino, violoncello e orchestra sostituito dalla
Sinfonia n.7 in La maggiore op. 92 che sarà
eseguita nella seconda parte della serata.
Apriranno il programma quindi
le due Romanze: la n. 1 in Sol maggiore e
la n. 2 in Do minore per violino e orchestra,
con la partecipazione solistica di Peter Manning. Si tratta di
due brani, del 1803 e 1805, di breve durata in cui il violino è
protagonista assoluto che l’orchestra accompagna nelle sue
lunghe frasi cantabili. Il solista anglosassone, ex primo
violino della London Philharmonic, è il fondatore del Britten
String Quartet, formazione riconosciuta a livello
internazionale, con cui si esibisce da più di vent’anni in un
vastissimo repertorio, ma è anche compositore, arrangiatore
musicale e direttore artistico dei Solists of the Royal Opera
House e della Manning Camerata.
Sarà la volta poi della
Fantasia in Do minore per pianoforte, coro e orchestra op.80
che vedrà la partecipazione del Coro del Teatro Verdi preparato
dal M° Lorenzo Fratini e del solista , David Greilsammer. già
ospite della trascorsa stagione sinfonica del “Verdi”. Il
pianista israeliano oltre ad essere anche direttore
d’orchestra, ama sperimentare anche il repertorio non
convenzionale e si esibisce spesso suonando e dirigendo dalla
tastiera del pianoforte .
Il brano interpretato
è bipartito in un tempo iniziale, Adagio per pianoforte
solo, di notevole impegno virtuosistico. Poi, gradualmente
interviene l’orchestra a trattare lo stesso tema iniziale
assieme al pianoforte in una serie di variazioni; infine,
interviene il Coro che intona un inno alla fratellanza
nell’arte, attribuito al poeta Christoph Kuffner, un
Lied
che ricorda l’Ode alla gioia di
Schiller e che a distanza di quindici anni accompagnò le note
concepite poi da Beethoven per il Finale della sua
Nona Sinfonia.
Il concerto proseguirà poi
con l’esecuzione della Settima Sinfonia di
Beethoven definita da Wagner “apoteosi della danza” e “musica
delle sfere a misura d’uomo” cogliendone così in pieno
l’esuberante originalità che segna un punto fermo nella storia
della Sinfonia riconosciuto già dai contemporanei alla sua
prima esecuzione pubblica avvenuta nel 1813 a Vienna. |