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Spettacoli alla Sala Tripcovich


L’Isola disabitata

Azione teatrale in due parti su libretto di Pietro Metastasio
Musica di Joseph Haydn
Regia, Scene e Costumi di Michal Znaniecki
Direttore Ori Leshman

Ensemble Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”
Orchestra del Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”


Il Comunicato stampa

Venerdì 4 marzo turno H ore 20.30 Sabato 5 marzo OPERA IN FAMIGLIA ore 16
Sabato 5 marzo turno I ore 20.30 Martedì 8 marzo turno L ore 20.30

Personaggi:

Gernando Tenore
Costanza, sua moglie Soprano
Silvia, sorella di Costanza Soprano
Enrico , amico di Gernando Basso

Prima rappresentazione: Esterháza, 6 dicembre 1779

Gernando e la moglie Costanza sono  in viaggio nelle  Indie occidentali  accompagnati dalla giovanissima Silvia, sorella di Costanza.  Gernando viene rapito dai pirati mentre le due donne vengono abbandonate su un’isola deserta.

Gernando riesce a fuggire ma solo dopo lunghe traversie, che si prolungano per diversi anni,  sbarca sull’isola, assieme all’amico Enrico. Finalmente i due sposi possono riabbracciarsi  e l’amore, che vince l’avverso destino, sboccia  anche fra Silvia ed Enrico.

Autentica opera da camera per il limitato organico strumentale e per il numero di protagonisti (4), L’Isola disabitata è definita “azione teatrale in due parti” ed oltre ad essere l’unica opera di Haydn su testo di Pietro Metastasio (che scrisse il libretto a Vienna nel 1752), rappresenta un esperimento per lo stesso compositore che adattando lo stile al modello gluckiano, si discosta dai modi dell’opera seria italiana. L’elemento più innovativo è la soppressione dei recitativi secchi, sostituiti da un accompagnamento orchestrale di “tipo melodico” che caratterizza la vera sostanza musicale dell’opera.

Particolarmente rilevante l’ouverture l’imponente e lungo quartetto finale, un pezzo d’insieme,  in cui  i quattro protagonisti sono caratterizzati dall’assolo di  quattro strumenti: il violino per Costanza, il violoncello per Gernando, il flauto per Silvia e il fagotto per Enrico.


Michal Znaniecki

L’ISOLA DISABITATA

ossia una disputa sulla natura umana

di Michal Znaniecki

L’isola disabitata è uno dei libretti più affascinanti di Metastasio. Non a caso è stata messa in musica da diversi compositori tra cui il nostro Haydn. La semplicità delle parole non toglie nulla al loro lirismo e alla poesia pura. Dietro alla trama romanzata  si nasconde un grande dibattito filosofico in cui ci si interroga sull’uomo e il suo rapporto con la natura e società. Un tema affascinante e sempre attuale. Un tema che occupava le menti degli illuministi e romantici. Il tema che oggi  , nell’epoca della società compromessa e la natura che si prende la rivincita nel suo tragico percorso distruttivo, deve di nuovo diventare un nucleo delle riflessioni sul comportamento umano .

 Senza entrare in una discussione filosofica ne la lettura freudiana che deformerebbe il genio di Metastasio si è andato verso la metafora teatrale che permette un’analisi dei personaggi, dei rapporti, delle situazioni legate alla società del Settecento. Un scelta tra il naturale e il sociale la lasciamo ai personaggi ben delineati da Metastasio e Haydn che l’ha accompagnato attentamente  nel disegnare la naturalezza della selvaggia Silvia e la cultura alta di Costanza, la disperazione pre-romantica di Gernando contrastata dalla prodezza di Enrico.

In uno spazio stilizzato  viene messo in moto tutto il meccanismo del teatro di corte di quell’epoca con le onde del mare fatte di carta peste e manovrate dai macchinisti in vista e i giochi di luci ottenute dai movimenti degli specchi.

Mantenendo la verità storica della prima esecuzione dell’azione teatrale di Haydn \Metastasio nel teatrino delle marionette di Esterhazy si propone un progetto semplice e lineare. Le scene dello spettacolo preparato da Haydn sono state divorate dall’incendio del teatro grande del Duca e ,come nel nostro caso, ci si accontentava  di un palco ridotto e più modesto cercando di recuperare il fasto dei decors perduti. Cosi  ci limitiamo ad alcuni elementi stilizzati ma di grande effetto che permettono di raccontare la storia (alquanto complicata) in un modo teatrale e semplice allo stesso tempo. La corte assisterà alla rappresentazione facendo il contrasto con le vicissitudini degli sventurati protagonisti sull’isola. La  corte splendente “bianca e oro” attorno al quartetto di cantanti che pian piano perdono la propria identità culturale e , ad eccezione di Enrico, si abbandonano alla natura.

Una pedana bianca candida. Una pedana che può essere un palcoscenico della corte di Esterhazy oppure una metafora dell’isola persa in un oceano.

Un esperimento della corte per osservare, godersi, applaudire la gente abbandonata alla natura e ai loro istinti. La Costanza nonostante i 13 anni passati sull’isola non demorde e mantiene le maniere e le convenienze cortigiane e solo nel momento della disperazione finale si lascerà ad un gesto basso cioe quello di tentare  di togliersi la vita. La bambina,Silvia, diventa invece un elemento perturbante: i sogni della libertà  che può dare il contatto vicino con la natura. Il togliersi la parrucca e la crinolina in pubblico e correre libere. Le dame della corte la guarderanno con invidia. E le nostre dame sedute in platea ?

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