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Don Quichotte - IL COMUNICATO STAMPA

 

DON QUICHOTTE DI MASSENET AL “VERDI” DI TRIESTE

 

Il 17 febbraio il Teatro Lirico “Giuseppe Verdi” mette in scena il  Don Quichotte di Jules Massenet, commedia eroica in cinque atti su libretto di Henri Cain tratta dalla commedia omonima di Jacques Le Lorrain e da Cervantes.  

Rappresentanta  un’unica volta nel 1928, diciotto anni dopo la prima assoluta che ebbe luogo all’Opéra di MonteCarlo il 19 febbraio 1910, l’opera, ritorna a Trieste dopo 78 anni di assenza, in un nuovo allestimento interamente realizzato nei laboratori del “Verdi”.

Massenet, che morì due anni dopo la composizione  di quest’ ultimo capolavoro, fu attratto dalla figura di Don Quichotte soprattutto  per la classicità “ eroica e sublime… oramai al tramonto” che emanava il personaggio di Cervantes. In realtà  dell’ opera originaria Massenet salva poche scene tra cui  la famosa battaglia dei molini a vento, mentre amplia, con gusto tipicamente  francese, lo spazio riservato  alla figura femminile di Dulcinée, originariamente destinata ad un  ruolo marginale e che acquista un  nuovo carattere, fascinoso e sensuale.  Rispetto all’originale epico-eroico, proprio  una nuova centralità del personaggio femminile -che inizialmente gli valse  numerose critiche-  arricchisce la figura di Don Chisciotte di  una   connotazione  poetica nuova: l ’eroe infatti muore per un amore vero, l’ amore per la bella Dulcineée. 

Jaques Le Lorrain, a cui si ispira il libretto di Cain, nel suo “Le cavalier de la longue figure” aveva già trasformato Don Quichotte in un idealista dalla intensa moralità, una moralità quasi religiosa che toglie all’ eroe ogni caratteristica grottesca dell’originale; mentre la pazzia, a cui automaticamente dovrebbe rimandare il personaggio, è trasformata in una  forma di “visionarismo”. Don Quichotte diventa il paradigma dell’uomo che trasforma e deforma la realtà: una realtà filtrata   attraverso uno sguardo sublimato di stampo romantico,  idealistico e ottimistico che gli permette   di passare indenne per tre quadri dell’opera nell’illusione di conquistare la donna che ama. Ma, dopo la battaglia dei molini a vento, quando con la collana rubata dai banditi torna da Dulcinée che  rifiuta di sposarlo, allora Don Quichotte apre gli occhi sulla realtà amara e crudele perché vede la donna per quello che è;  trova la forza di perdonare ma finisce l’incanto, finiscono i suoi sogni e comincia a morire.   

Se nonostante le diverse paternità, (Cervantes,Le Lorrain, Cain) l’opera mantiene una sua sostanziale coerenza,  il merito è proprio  di Jules Massenet  che riesce  a conferire al testo drammaturgico  una unità espressiva e stilistica  estremamente raffinata frutto della  sua straordinaria abilità compositiva e sensibilità espressiva.

Don Quichotte, oramai espressione del ‘900, sopravvisse nel tempo come l’ultimo capolavoro del grande compositore francese sfuggendo all’oblio che avvolse altre opere di Massenet  anche grazie al ricordo di molti grandi bassi che l’hanno interpretata, primo fra tutti Chaliapin, e poi tra i grandi,  Nicolai Ghiaurov, José van Dam, Boris Christoff, Ruggero Raimondi, ecc.

II tema di Don Quichotte, che vive finchè è capace di sognare e muore quando la fonte della sua vita che è  il sogno viene a mancare, è un tema universale e in quanto tale ha dato modo ai registi che l’hanno messo in scena nel tempo di dare spazio a  impronte personalissime sia sceniche che ambientali.

Federico Tiezzi, assistito da Giovanni Scandella, è  l’ autore di questa nuova messa in scena realizzata dai laboratori del Teatro Verdi  a cui collaborano anche  Pier Paolo Bisleri per le  scene, Giovanna Buzzi per  i  costumi, Virgilio Sieni per le coreografie e  Iuraj Saleri per  il disegno luci.

Ambientato  in Spagna e caratterizzato da una profonda  impronta drammaturgica, lo spettacolo di Tiezzi  contrappone due mondi a inizi ‘900, quello nascente del cinema e quello del teatro che, anche se sopraffatto, non  intende soccombere.

Sul podio il M° canadese Dwight Bennet, attuale direttore artistico della Royal Opera Canada a Ontario, al suo debutto sul  palcoscenico del “Verdi” ma presenza abituale nei maggiori teatri europei e del Nord America. Sotto la sua guida  la compagnia di canto vedrà  impegnati in alternanza nel ruolo di  Don Quichotte Giacomo Prestia,  la cui attività spazia dal  campo operistico a quello  concertistico a livello nazionale ed internazionale e l’armeno Arutjun Kotchinian che al “Verdi” ha debuttato in “Simon Boccanegra” nella stagione teatrale 2003-2004.

I mezzosoprani Laura Polverelli e Annie Vavrille,  per prima volta sul palcoscenico del Teatro Verdi, interpretano in alternanza il ruolo, originariamente da contralto, della bella Dulcinea.  Brillante protagonista dei ruoli baritonali nei più famosi teatri del mondo e  recentissimo acclamato Leporello in Don Giovanni  all’Opera di Roma, Alessandro Corbelli è l’interprete di Sancho. In alcune recite questo ruolo  è affidato ail  baritono triestino Paolo Rumetz che ritorna nella sua città natale dopo il recente successo di Falstaff a Salisburgo, Vienna e Zurigo e di Dulcamara  al Teatro del Liceu di Barcellona. Gianluca Sorrentino interpreterà il ruolo di Juan; il polacco Cesare Arkadiush, quello di Rodriguez. Tullia Maria Mancinelli, mezzosoprano perugino, interpreterà il ruolo (en travesti) di Garcias e debutterà al Verdi di Trieste anche nel ruolo di Tisbe nella Cenerentola di Rossini. Ancora en traversti, Marie Devellereau, artista molto impegnata soprattutto nei teatri francesi, nel ruolo di Pedro. Nel cast ancora il capo dei banditi interpretato dall’attore triestino Giulio Cancelli e i quattro banditi interpretati da altrettanti artisti del Coro del Teatro Verdi, Armando Badia ( anche I° servitore), Andrea Fusari, Francesco Paccorini (anche II° servitore) e Roberto Rados.

Completano la compagnia artistica il  Coro preparato dal M° Lorenzo Fratini  e il Corpo di ballo del Teatro “Verdi” a cui si affiancano cinque solisti della Compagnia di Ballo di Virgilio Sieni.

L’opera si rappresenta in lingua originale con sopratitoli e si replica  il 18,19,21,22,23, 24 febbraio 2006

A latere dello spettacolo, saranno messi in mostra, nella sala stampa del ”Verdi” alcuni materiali relativi allo  storico allestimento dell’opera nel 1928 a cura del Museo Teatrale Carlo Schmidl e una serie di bozzetti dell’allestimento in scena in questi prossimi giorni.

 

Trieste, 13 febbraio 2006

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