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Tosca

Direttore: Fabrizio Maria Carminati

L'opera

Musica di Giacomo Puccini

Melodramma in tre atti su libretto
di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
dall’omonimo dramma di Victorien Sardou

 

 

Regia, scene, costumi e luci Hugo de Ana

Allestimento del Comune di Bassano del Grappa/Opera Festival e del Comune di Padova

 

Con la partecipazione de "I piccoli cantori della città di Trieste" diretti dal M° Cristina Semeraro

 

Personaggi e interpreti

 

Floria Tosca, celebre cantante  Svetla Vassileva (9, 11, 13/ VI)
  Francesca Tiburzi (10, 15, 17/VI) 
   
Mario Cavaradossi, pittore Massimo Giordano (9, 11, 17/VI) 
  Luciano Ganci (10, 13, 15/VI)
   
Il barone Scarpia, capo della polizia  Angelo Veccia (9, 11, 13, 17/VI)
  Leo An (10, 15/VI)
   
Cesare Angelotti, prigioniero politico evaso  Zoltán Nagy
   
Il sagrestano Dario Giorgelè
   
Spoletta, agente di polizia Motoharu Takei
   
Sciarrone, gendarme Fumiyuki Kato
   
Un carceriere Giovanni Palumbo 
   
Un pastore Emma Orsini/Teresa Fornasaro 
   
   
Un Cardinale, il Giudice del Fisco; Roberti, esecutore di Giustizia;   
uno Scrivano, un Ufficiale, un Sergente.  
Soldati, Sbirri, Dame, Nobili, Borghesi, Popolo, ecc.  
   
Roma, giugno 1800.  
   

Galleria fotografica

Argomento

 

ATTO PRIMO
La Chiesa di Sant’Andrea della Valle.
Cesare Angelotti, console della caduta Repubblica Romana, evaso da Castel Sant’Angelo, dove era prigioniero, si rifugia nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, nascondendosi nella cappella della propria sorella, la marchesa Attavanti. Qui lo scopre il pittore Mario Cavaradossi, intento a dipingere quadri per la chiesa, il quale – riconosciuto in Angelotti l’amico e seguace delle proprie idee politiche - promette di aiutarlo nella fuga. Il colloquio fra i due uomini è interrotto dall’arrivo di Floria Tosca, celebre cantante ed amante di Cavaradossi: per timore di qualche imprudenza, il pittore le nasconde la presenza dell’evaso, che si è di nuovo rifugiato nella cappella. Tosca riconosce nel quadro di Maria Maddalena, che Mario sta dipingendo, l’immagine della Attavanti - che il pittore ha ritratto mentre la dama veniva a pregare nella chiesa - e fa all’amante una scena di gelosia, temendo che fra Mario e la donna esista una relazione amorosa. Placati i sospetti di Tosca con la promessa di un notturno convegno nella loro villa, Cavaradossi allontana la cantante e fa uscire dal nascondiglio Angelotti, che accompagna nella fuga: l’evaso si rifugerà appunto nella villa di Mario e di Tosca. Un colpo di cannone sparato dal Castel Sant’Angelo avvisa che l’evasione è stata scoperta. Non appena i due uomini sono usciti, il Sagrestano e un gruppo di allievi cantori della Cappella entrano tumultuosamente, pieni di giubilo e di entusiasmo per la notizia di una sconfitta napoleonica. A porre fine allo schiamazzo dei chierici giunge il barone Scarpia, crudele e temutissimo capo della polizia. Trovato un ventaglio dell’Attavanti nella cappella - ventaglio caduto da un pacco di indumenti femminili che l’Angelotti ha portato con sé per travestirsi all’occorrenza – e il paniere della colazione di Cavaradossi, vuoto per avere il pittore offerto i cibi al fuggiasco, Scarpia comprende che Angelotti è stato nella chiesa e Cavaradossi si è fatto suo complice. Mostrato il ventaglio a Tosca, tornata a cercare Mario, alimenta in lei la gelosia e la fa seguire dagli sbirri quando la donna, fuori di sé per il timore d’essere tradita, si precipita alla villa per scoprire i supposti amanti. Scarpia è innamorato follemente della cantante e - mentre il popolo intona il solenne “Te Deum” di ringraziamento per la vittoria su Napoleone - già immagina Cavaradossi impiccato e Tosca abbandonata fra le sue braccia, finalmente vinta.

ATTO SECONDO
Nella stanza di Scarpia a Palazzo Farnese, la stessa notte.
Il barone sta cenando, quando Spoletta - agente di polizia - gli porta le notizie della perquisizione alla villa di Cavaradossi: Angelotti non è stato trovato, ma il comportamento ironico e provocante del pittore ha indotto gli agenti ad arrestarlo. Mario viene quindi introdotto e risponde sprezzantemente alle domande di Scarpia, negando ogni complicità nella fuga del prigioniero. Chiamata da un biglietto del barone, giunge Tosca - alla quale Mario raccomanda a bassa voce di non parlare a nessun costo - ed il pittore viene condotto in una stanza attigua per essere sottoposto ad un nuovo interrogatorio. Tosca dapprima si sforza di mantenersi calma e risponde abilmente alle domande insidiose di Scarpia: ma quando ode i gemiti e le grida di dolore dell’amante messo alla tortura, non resiste allo strazio ed indica nel pozzo del giardino il nascondiglio di Angelotti. Cavaradossi è portato semisvenuto nella stanza e maledice Tosca quando capisce che la donna ha parlato. Ma giunge il gendarme Sciarrone annunciando la vittoria di Napoleone a Marengo; Cavaradossi ha la forza di alzarsi e di gettare in volto a Scarpia tutto il suo odio e il suo disprezzo. Condotto via il prigioniero, Scarpia propone a Tosca di salvare la vita di Mario in cambio del suo amore: piena di ribrezzo, la donna esita; ma quando ode Spoletta annunciare che Angelotti - all’arrivo delle guardie - si è ucciso e che tutto è pronto per la fucilazione di Mario, accetta l’infame ricatto. Scarpia dà ordine a Spoletta di provvedere per una fucilazione “simulata” - come avvenne per un certo Conte Palmieri - e firma il salvacondotto per la fuga dei due amanti da Roma. Poi si avvicina a Tosca, impaziente di stringerla fra le braccia, ma la donna lo pugnala in pieno petto con un coltello trovato sulla tavola dov’egli stava cenando. Rantolando, Scarpia cade riverso e muore.

ATTO TERZO
La piattaforma di Castel Sant’Angelo.
L’alba è vicina, e si ode il canto di un pastore che guida il suo armento. Cavaradossi, condotto nella cella dal carceriere in attesa della fucilazione, chiede la grazia di mandare un ultimo saluto scritto a Tosca. Appena vergate le prime righe, però, è sopraffatto dai ricordi del suo amore e piange amaramente sulla sua prossima fine. Giunge improvvisamente Tosca che, affannosa e felice, gli annuncia l’uccisione di Scarpia e gli mostra il salvacondotto con il quale potranno presto lasciare Roma per sempre. Prima, comunque, egli dovrà sottostare alla fucilazione simulata e fingere di cadere morto alla prima scarica dei fucili. Sorridendo, con ancora nelle orecchie le parole d’amore di Tosca, Mario si avvia al supplizio e cade davanti al plotone di esecuzione, suscitando l’ammirazione di Tosca, nascosta ad osservare la scena. Ma l’impazienza e il gioioso affannarsi della donna si mutano in atroce dolore quando, accorsa presso il corpo di Mario per aiutarlo a rialzarsi, se ne ritrae con le mani intrise di sangue: Cavaradossi è morto, ucciso dall’ultimo crudele inganno di Scarpia. Spoletta e Sciarrone giungono sulla torre con alcuni soldati: la morte del capo della polizia è stata scoperta e Spoletta si lancia verso Tosca gridando di volerle far pagare cara l’uccisione di Scarpia. Ma la donna, respingendolo, gli sfugge; e, balzata d’improvviso sul parapetto del torrione, si getta nel vuoto.

 

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