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Il trovatore

Direttore: Francesco Pasqualetti

L'opera

Musica di Giuseppe Verdi

Dramma in quattro parti su libretto di Salvatore Cammarano
dal dramma El trovador di Antonio Garcia Gutiérrez

 

Regia, scene e luci Filippo Tonon

Costumi Cristina Aceti

 

 Allestimento del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor

 

Personaggi e interpreti

 

Il conte di Luna Domenico Balzani (19, 21, 23, 27/I)
giovane gentiluomo aragonese  Stefano Meo (20, 25/I)
   
Leonora Marily Santoro (19, 21, 23, 27/I)
dama di compagnia della principessa d’Aragona Ana Petricevic (20, 25/I)
   
Azucena Milijana Nikolic (19, 21, 23, 27/I)
zingara della Biscaglia Isabel De Paoli (20, 25/I)
   
Manrico Antonello Palombi (19, 21, 23, 27/I)
ufficiale del principe Urgel e presunto figlio di Azucena  Dario Prola (20, 25/I)
   
Ferrando, capitano degli armati del conte di Luna Vladimir Sazdovski
   
Ines, confidente di Leonora Momoko Nashitani (19, 21, 23, 27/I)
  Rinako Hara (20, 25/I)
   
 Ruiz, soldato al seguito di Manrico Andrea Schifaudo
   
 Un messo Roberto Miani (19, 21, 23/I)
  Francesco Paccorini (20, 25, 27/I)
   
Un vecchio zingaro Fumiyuki Kato
   
  Compagne di Leonora, religiose, familiari del conte, soldati, zingari e zingare
  L’avvenimento ha luogo parte in Biscaglia, parte in Aragona all'inizio del XV secolo.

Galleria fotografica

Argomento

La vicenda si finge nella Spagna del xv secolo

ATTO PRIMO
IL DUELLO
Atrio nel palazzo dell’Aliaferia.
Ferrando, capitano della guardia del Conte di Luna, racconta ai suoi soldati quanto successo al castello più di vent’anni prima: il loro signore, allora bambino, era stato stregato da una zingara poi imprigionata e mandata al rogo per questo delitto. Una figlia della zingara aveva però rapito, per vendetta, il fratello infante del conte e sembrava che lo avesse ucciso gettandolo sulla stessa pira.
Giardino del palazzo.
La nobile giovane Leonora d’Aragona confida alla sua ancella Ines di non poter dimenticare il dolce canto di uno sconosciuto trovatore, udito alla sua finestra. Ora lo risente in lontananza ed esce dal castello per andare incontro al cantore. Ma si imbatte nel Conte di Luna, quasi scambiandolo nel buio per il trovatore. Il Conte di Luna, che si stava recando da Leonora per dichiararle il suo amore, è furente di gelosia e intima al trovatore di svelarsi. Il giovane trovatore si chiama Manrico; il conte in lui riconosce un seguace del ribelle principe Urgel e lo sfida a duello.

ATTO SECONDO
LA GITANA
Accampamento degli zingari.
Dopo il duello con il Conte di Luna, Manrico ripara in un accampamento di zingari sui monti della Biscaglia. Qui la zingara Azucena, che egli ritiene sua madre, gli racconta del supplizio inflitto alla nonna dal padre del conte; nel racconto si commuove profondamente e quasi rivela che, nel dolore per la sorte della madre, ha confuso il bambino da gettare sulla catasta ardente. La zingara interrompe il racconto accorgendosi che involontariamente si sta tradendo. Manrico vuol saperne di più, ma Azucena non gli dà ulteriori risposte significative. Intanto giunge la notizia che il Conte di Luna sta per conquistare la città di Castellor e che Leonora, convinta di avere perso il suo trovatore, ha deciso di prendere il voti. Manrico parte immediatamente alla difesa della città e di Leonora.
Nei pressi della città di Castellor.
Il Conte di Luna si prepara a rapire Leonora. Ma all’arrivo dalla giovane sopraggiunge anche Manrico che impedisce al conte di portare a termine il suo piano. Grazie all’intervento di Ruiz e di altri seguaci di Urgel, Manrico e Leonora fuggono insieme.

ATTO TERZO
IL FIGLIO DELLA ZINGARA
Accampamento del Conte di Luna nei pressi della città di Castellor.
I soldati si accingono alla battaglia finale per la conquista della città e il conte è deciso a strappare Leonora all’odiato rivale. Una zingara, arrestata mentre si aggirava intorno all’accampamento, viene condotta innanzi al conte e Ferrando crede di riconosce in lei la ragazza che aveva rapito il fratello del conte. I sospetti sembrano confermarsi e il conte infierisce sulla zingara condannandola al rogo quando la sente invocare il nome di Manrico.
Cappella nel palazzo della città.
Manrico dà gli ultimi ordini per la prossima definitiva battaglia e si prepara alle nozze con Leonora. Ma Ruiz lo avverte di quanto sta accadendo nell’accampamento nemico. Sconvolto il giovane accorre subito in soccorso della madre.

ATTO QUARTO
IL SUPPLIZIO
Palazzo dell’Aliaferia e carceri.
Il generoso tentativo di Manrico di salvare la madre fallisce. Egli viene rinchiuso con Azucena in una segreta e allo spuntare del nuovo giorno gli sarà mozzata la testa, per ordine del Conte di Luna. Leonora è decisa a salvare il suo amato e promette al conte che, se libererà i due prigionieri, si concederà a lui. Ma, per non mancare alla promessa con Manrico, decide di sacrificarsi e ingerisce un veleno. Poi reca la notizia della prossima liberazione ma Manrico rifiuta la grazia, perché ne ha capito il prezzo. Nelle carceri intanto il veleno compie la sua tragica azione e Leonora muore, tra le braccia del trovatore. Dimenticando la promessa fatta, il conte decide di giustiziare subito Manrico. Quando la sentenza è ormai eseguita Azucena gli rivela la terribile verità. Per errore, accecata dal dolore per la morte della madre, ella aveva messo sul rogo il proprio figlio: Manrico era il fratello rapito del Conte di Luna. La vendetta di Azucena è finalmente compiuta.