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Halffter Caro: «La mia è musica di due mondi»

Il Piccolo, 30 settembre 2016

 

Il maestro spagnolo sul podio del terzo appuntamento sinfonico al Verdi di Trieste con la violinista Kyoko Yonemoto
di Laura Strano

TRIESTE
Il terzo concerto della Stagione sinfonica del Teatro Verdi accoglie due straordinari artisti del panorama musicale internazionale: oggi (20.30) e domani (alle 18), sul palcoscenico del Verdi saliranno il direttore di origine madrilena Pedro Halffter Caro e la violinista giapponese Kyoko Yonemoto. Il programma prevede, in apertura, l'esecuzione del consueto omaggio Shakespeariano: l'Ouverture-fantasia da Amleto op. 67a di Pétr Cajkovskij, terza overture dell'autore russo ispirata alle opere di Shakespeare dopo La Tempesta e Romeo e Giulietta. Quindi, Yonemoto si esibirà nel Primo concerto in re maggiore per violino e orchestra op.19 di Sergej Prokof ev. Chiuderà il Concerto l'esecuzione di Quadri da un'esposizione di Modest Musorgskij nelle storica orchestrazione di Maurice Ravel del 1922.

Yonemoto, artista dalla carriera precocissima, vincitrice a soli 13 anni del Premio della Giuria al Concorso Paganini di Genova, è considerata una delle violiniste più affermate della sua generazione; alterna la carriera di concertista a quella d'insegnante al Conservatorio di Maastricht.

Pedro Halffter Caro s'esibisce per la prima volta a Trieste; un grande professionista della scena internazionale, dalla carriera eclettica: direttore, compositore, direttore artistico del Teatro de la Maestranza a Siviglia. Halffter Caro discende da una celebre famiglia di musicisti e compositori spagnoli - figlio di Cristóbal Halffter, e pro nipote di Rodolfo ed Ernesto Halffter, quest'ultimo unico allievo di Manuel De Falla, di cui ultimò l'incompiuta Atlantida dopo la morte del Compositore. Un destino segnato dall'amore per la musica e per due paesi, Spagna e Germania dove la sua famiglia d'origine si rifugiò negli anni della guerra civile spagnola.

Maestro, cosa può anticipare del concerto?
«Cajkovskij: Amleto - risponde Pedro Halffter Caro - è una pagina geniale, d'ispirazione profonda e drammatica, dai colori oscuri. Prokof'ev: un concerto acuto, trasparente, di grande freschezza. Musorgskij / Ravel è invece una composizione impattante, tra le più geniali di sempre. Ogni passaggio è un capolavoro».
Si sente più spagnolo o tedesco?
«Se la Spagna rappresenta per me il legame con la musica attraverso la mia famiglia, la Germania rappresenta la mia educazione e formazione. A entrambe le tradizioni devo moltissimo. Alla mia famiglia devo la grande fortuna di una trasmissione diretta, e profonda, di un intero mondo musicale. Mia madre era una pianista professionista che si esibiva nei più importanti teatri europei. Suonavo con lei, a quattro mani, le trascrizioni delle sinfonie di Beethoven e Haydn. Era un gioco. Grazie a mio padre, ho potuto avvicinare un'intera generazione di compositori - Boulez, Stockhausen, Henze. Sono cresciuto tra conversazioni e appunti musicali: nel confronto vivo con la musica».
È ottimista sul futuro della musica classica in generale?
«In Spagna, come in Europa, abbiamo vissuto una crisi grave, abbiamo perso molto pubblico. Il Teatro de la Maestranza di Siviglia è un caso particolare: un teatro giovane, nato 25 anni fa e che seguo da ormai 12 anni. Ne ho seguito il passaggio da uno stato "d'infanzia" a uno "stato adulto". Abbiamo fatto scelte coraggiose: tutto Puccini, tutto Wagner, opere contemporanee. Il pubblico risponde. Sono quindi ottimista. La cultura non è un lusso, è una necessità fondamentale della società».
E i giovani?
«Ogni persona che sceglie di venire a Teatro è un successo. Per i giovani ci vuole una programmazione eclettica, attività d'educazione musicale e anche la consapevolezza che sì, l'opera è più difficile e più costosa».

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