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Con Serpina debutta Tosi, nuova maestra del Coro

Il Piccolo, 26/10/2016

 

Oggi al Verdi l’ensemble preparato dalla concertista lucchese, che approda a Trieste dopo l’Opera di Nizza e il Festival Puccini

di Patrizia Ferialdi

Va in scena oggi al Teatro Verdi di Trieste la prima rappresentazione de "La serva padrona", intermezzo di Giovanni Paisiello nella versione realizzata nel 1920 da Ottorino Respighi per i "Ballets Russes" di Serge Djagilev, nella ricostruzione e versione critica curata da Elia Andrea Corazza nel 2014. In scena un cast tutto triestino: Elisa Verzier, Nicolò Ceriani e Giulio Cancelli, con regia, scene e costumi di Oscar Cecchi e l'Orchestra del Teatro Verdi diretta da Carmine Pinto. Al di là della particolare strumentazione, la novità di questa partitura è data dalla presenza del coro, preparato per l'occasione da Francesca Tosi, da pochi giorni insediatasi alla sua guida dopo i precedenti in rosa di Ine Meisters ed Emanuela Di Pietro. Nata a Pietrasanta (Lucca), diplomata in pianoforte col massimo dei voti e menzione ad honorem sotto la guida di Daniel Rivera, studi di perfezionamento inmusica da camera con Franco Rossi e in direzione d'orchestra con Piero Bellugi, Francesca Tosi ha svolto intensa attività come concertista solista, eseguendo l'integrale dei concerti di Beethoven e il numero due di Rachmaninov, per passare poi a lavorare al Maggio fiorentino come maestro di sala e approdare infine alla direzione di coro (all'Opera di Nizza come maestro aggiunto e al Festival Puccini di Torre del Lago come maestro titolare). Una passione nata un po' alla volta, quasi per caso, «in quanto da piccola - racconta Tosi - durante gli studi di pianoforte, accompagnavo spesso i cori parrocchiali all'organo e seguivo le messe anche se non ho mai cantato in coro. Dopo il diploma in pianoforte, quando i risultati venivano, ho iniziato a fare molti concerti ma poichè tutto quello che crea suono mi ha sempre affascinato in maniera istintiva, in contemporanea alla carriera solistica ho pensato che mi sarebbe piaciuto anche scoprire un po' il mondo dell'opera e dei cantanti, da qui l'accostamento prima all'accompagnamento vocale e, infine, al coro».

Quale pagina corale ha sedotto la sua anima di concertista?
«Il titolo che rappresenta un po' l'emblema di questa mia scelta direi che è la fantasia corale di Beethoven che ho suonato più di una volta, dove tutta la prima parte è del pianoforte con la cadenza per il solista, poi arriva l'orchestra e, nell'apoteosi finale, esplode il coro. Però, diprimo acchito, seduzione è proprio la parola giusta e mi rimanda immediatamente alla Bohème, la prima opera che ho studiato e Puccini è il compositore del cuore».

Puccini però non è stato molto generoso con il coro, eccezion fatta per Turandot…
«Verissimo, era più interessato all'anima individuale. Per questo guardo anche ad altri autori, Verdi in primis».

A proposito di Verdi, dopo il brio di Serpina all'orizzonte c'è il dramma di Rigoletto…
«Rigoletto è un'opera straordinaria, tutta maschile, tutta nera. L'unico flash bianco è questa figlia, l'unica anima pura di questo mondo nero che Verdi ha dipinto in modo stupendo, da attento studioso e fine psicologo dell'animo umano».

Come si rapporta una concertista con una compagine di artisti che si esprimono attraverso la voce, lo strumento più delicato che ci sia?
«Il coro è stato un incontro fortuito, ma ho trovato la forza di tutte le voci moltiplicate insieme assolutamente irresistibile. Ritengo che essere artisti di coro all'opera sia un grande impegno, vocale e scenico, ben più complesso rispetto al corista sinfonico e penso che, seppure nel rispetto dell'individualità di ciascuno, si ottiene il massimo risultato se si è tutti insieme con la stessa intenzione e lo stesso pathos. Non viene da sè ma è una cosa che ricomincia da capo ogni giorno».

Oggi lei debutta a Triestecon un titolo spumeggiante…
«Confesso di essere rimasta un po' perplessa quando mi hanno detto che c'era da preparare il coro di "Serva padrona" perché io conoscevo solo la versione con i due solisti. Nello specifico di questa versione, Respighi ha inserito una breve pagina estrapolata da un'altra opera di Paisiello che è proprio un inno alla musica corale, direi una riflessione musicale su quanto sia bello cantare in coro dopo una giornata di lavoro. Spero che gli artisti del Coro di Trieste siano d'accordo su questo principio».


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