Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la nostra Informativa estesa cookie

OK Informativa estesa cookie

Terzo Concerto Stagione Sinfonica: Paolo Longo e Alessandro Carbonare

La Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, per il terzo Concerto della Stagione sinfonica (venerdì 28 settembre, alle 20.30, e sabato 29, alle 18.00), propone un programma di straordinaria raffinatezza, con la prima esecuzione assoluta della Dissolutio per Orchestra d’archi di Paolo Longo (Compositore e Direttore) e musiche di Jacques Ibert (Symphonie marine), Ralph Vaughan Williams (Magnificat per contralto, coro femminile e orchestra), Claude Debussy (Première Rhapsodie per clarinetto e orchestra; La mer, tre schizzi sinfonici), con la partecipazione del Clarinetto solista Alessandro Carbonare e del Contralto Elena Boscarol, con l’Orchestra e il Coro femminile del Verdi.

Paolo Longo

Dopo una collaborazione decennale con il Teatro Verdi come Maestro collaboratore, dal 1998 al 2007 si trasferisce in Francia dove ricopre l’incarico di Chef assistant all’Opéra National de Lyon, al Théâtre du Châtelet ed al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi. Ha diretto numerosi concerti e produzioni d’opera (Orchestre National de Montpellier, Atelier Lyrique de Tourcoing, Ensemble l’Itinéraire, Athens Symphony Orchestra, Icarus Ensemble, Orchestra da Camera Fiorentina, Florence Symphonietta, Bolshoi Theatre di Tashkent).

Ha registrato per le etichette Rainbow Classics, Phoenix Classics, Chromas, Armonie, Taukay, Wirripang. Strenuo sostenitore del repertorio contemporaneo, ha diretto e curato le prime esecuzioni di più di 150 brani, collaborando con compositori tra cui G. Amy, B. Bettinelli, A. Clementi, G. Colombo Taccani, A. Corghi, Tan Dun, P. Dusapin, H.W. Henze, M. Levinas, G. Manzoni, E. Morricone, F. Pennisi, A. Solbiati. In qualità di compositore, ha ricevuto premi in importanti concorsi internazionali tra cui il Grieg di Oslo, Prix Reine Marie José a Ginevra, ISCM a Miami, Renée B. Fisher a New Haven, Premio Bucchi a Roma, Académie de Lutèce a Parigi, Musica Domani a Rochester, ANDm a Tarragona, Salvatore Martirano a Chicago.

La sua musica, eseguita e radiodiffusa internazionalmente, è edita da Symétrie, Sconfinarte, Wirripang, Consonarte, La má de Guido e RaiTrade.

La sua produzione musicale è stata oggetto di seminari e stage d’approfondimento in Spagna, Israele, Italia, Iran e Australia. Ha ricevuto commissioni da istituzioni quali Les Concerts de Midi (Bruxelles), Musique Nouvelle en Liberté (Parigi), Atelier Lyrique de Tourcoing (Lille), Renée B. Fisher Foundation (New Haven), NYME (Brooklyn), Ensemble 175 East (Wellington), Choeur Britten (Irigny), Fondazione I Pomeriggi Musicali (Milano), Sentieri Selvaggi (Milano), Erremusica (Torino), e molti altri.

Attualmente è Direttore musicale di palcoscenico al Teatro Verdi di Trieste, per il quale ha diretto diversi concerti dedicati alla musica del Novecento e contemporanea, e alcune produzioni d’opera e di balletto.

Alessandro Carbonare

Primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dal 2003, ha vissuto a Parigi, ricoprendo per quindici anni la stessa carica per l’Orchestre National de France. Ha collaborato anche con i Berliner Philharmoniker, la Sinfonica di Chicago e la Filarmonica di New York. Si è contraddistinto nei più importanti concorsi internazionali. Dal suo debutto con l’Orchestre de la Suisse Romande di Ginevra si è esibito come solista, tra le altre, con l’Orchestra Nazionale di Spagna, la Filarmonica di Oslo, l'Orchestra della Radio Bavarese di Monaco, l’Orchestre National de France, la Sinfonietta Wien e tutte le più importanti orchestre italiane. Appassionato cultore della musica da camera è membro del Quintetto Bibiena e collabora con eminenti artisti tra cui Mario Brunello, Marco Rizzi, Pinchas Zukerman, Alexander Lonquich, Emmanuel Pahud, Andrea Lucchesini, Wolfram Christ, Trio di Parma, Enrico Dindo, Massimo Quarta. Da sempre attratto dalla musica non solo “classica”, si esibisce anche in programmi jazz e klezmer. Guest Professor in alcuni tra i più prestigiosi Conservatori (Royal College di Londra, Juillard School di New York, Conservatorio Superiore di Parigi, School of Arts di Tokyo), ha fatto parte delle giurie dei più importanti concorsi internazionali. Su personale invito di Claudio Abbado ha accettato il ruolo di Primo clarinetto nell’Orchestra del Festival di Lucerna e nell’Orchestra Mozart con la quale, sempre sotto la direzione del M° Abbado, ha registrato il Concerto K622 al clarinetto di bassetto (DG), lavoro che ha vinto il Grammy Award 2013. Il suo impegno sociale lo vede attivo in progetti per il miglioramento della società attraverso l’educazione musicale, ad esempio ha assistito Claudio Abbado nel progetto sociale dell’Orchestra Simon Bolivar e delle orchestre infantili del Venezuela.

Ha registrato gran parte del repertorio per Harmonia Mundi e JVC Victor.

Grande successo ha ottenuto il CD per Decca The Art of the Clarinet; il canale satellitare SKY-CLASSICA gli ha dedicato un ritratto nella serie “Notevoli”. E' professore di clarinetto all'Accademia Musicale Chigiana di Siena.

IL PROGRAMMA

Jacques Ibert (1890-1962)
Symphonie marine

Dopo una solida formazione accademica al Conservatorio di Parigi, interrotta per il servizio militare durante la Prima guerra mondiale ma subito ripresa e coronata dal Prix de Rome ottenuto nel 1919, Jacques Ibert si fa un nome come compositore dallo stile elegantemente eclettico, capace di ispirarsi alle più importanti correnti artistiche senza rinunciare ad una propria nota personale. La sua carriera lo porterà fra l'altro a dirigere l'Accademia francese a Roma e, nel secondo dopoguerra, l'Opéra Comique a Parigi. Durante gli studi Ibert aveva lavorato come pianista incaricato di improvvisare la musica durante le proiezioni cinematografiche. Questa esperienza si rivelerà preziosa in seguito. Ibert affiancò infatti ai canonici generi sinfonici e teatrali una intensa attività di compositore per il cinema, scrivendo una sessantina di colonne sonore. Una di esse è la Symphonie marine, realizzata nel 1931 per un cortometraggio prodotto dalla Marina militare francese.

Paolo Longo (1967)
Dissolutio per orchestra d’archi (prima esecuzione assoluta)

“Relitti fonico-visivi mi tengono compagnia, e sono ciò che di più diretto mi rimanga di loro’”. Tali parole, che aprono Dissipatio H.G., capolavoro estremo di Guido Morselli, costituiscono il pensiero che ha originato questo lavoro. Nell’immaginare uno stato di ‘evaporazione’ dell’umano, alcuni brevi frammenti di un madrigale di Carlo Gesualdo prendono qui il ruolo di “relitti” (o residui?): pur essendo l’unico materiale musicale su cui è costruito il brano (basato su proliferazioni quasi caleidoscopiche di essi), i frammenti sono appena riconoscibili solo in pochissimi momenti. Continueranno il loro percorso proliferativo fino alla dispersione: quattro suoni, continuamente permutati, andranno a dissolversi in una sorta di sospiro. Nel nulla.
(Note di Paolo Longo)

Ralph Vaughan Williams (1872-1958)
Magnificat per contralto, coro femminile e orchestra

Ralph Vaughan Williams fu uno dei principali artefici di una svolta stilistica che determinò, a partire dalla fine della Prima guerra mondiale, la rinascita della musica inglese, che fino ad allora, con poche luminose eccezioni, si esauriva nella replica delle forme canoniche di tradizione germanica e non riusciva a sviluppare una propria personalità indipendente. Dopo un periodo di studio a Parigi come allievo di composizione di Ravel, Vaughan Williams avviò un percorso compositivo che si svolge attraverso tutti i generi e tutte le forme, e in cui, accanto a influssi della contemporanea musica europea, è spesso presente come fonte di ispirazione il patrimonio di melodie popolari propriamente inglesi (una caratteristica comune con Benjamin Britten). Una gran parte della sua produzione è costituita da musica vocale, tra cui anche diverse opere sacre. Tra queste il Magnificat, composto nel 1932, si distingue per un uso libero e creativo delle fonti testuali. Mentre il contralto solista intona il testo principale, il coro femminile canta altri versi in lode della Vergine. Le diverse ambientazioni musicali di questi due poli del lavoro sono collegate dall'importante ruolo solistico del flauto, che durante tutta la partitura sembra quasi rappresentare un ponte fra il cielo e la terra.

Claude Debussy (1862-1918)
Première Rhapsodie per clarinetto e orchestra
Rêveusement lent (sognante lento)

"Il Conservatorio è sempre lo stesso luogo cupo e sudicio che abbiamo conosciuto, in cui ovunque uno tocchi sente sotto le dita la polvere delle cattive tradizioni" scriveva Debussy il 25 novembre 1909 ad André Caplet. Questo duro giudizio non impedì tuttavia al compositore di accettare, poco dopo, una commissione proprio dal Conservatorio di Parigi. L'incarico prevedeva di scrivere il brano d'obbligo per la prova di diploma di clarinetto per il 1910. Nacque così questa Rapsodia, che

nella sua breve durata esplora con sensibilità le possibilità espressive e tecniche dello strumento in un susseguirsi libero di momenti contrastanti (che giustificano il titolo) disegnati con grande raffinatezza stilistica.

La mer, tre schizzi sinfonici
1. De l'aube à midi sur la mer - Très lent
2. Jeux de vagues - Allegro
3. Dialogue du vent et de la mer - Animé et tumultueux

Nel 1903, durante un periodo di villeggiatura in Borgogna (molto distante dall'oceano, come il compositore scherzando sottolineò in una lettera al suo editore), Debussy iniziò a comporre un lavoro orchestrale ispirato non alla descrizione, ma alle impressioni soggettive provocate in lui dal pensiero del mare (omaggiando in questa dichiarazione di intenti l'analogo sottotitolo della Sinfonia pastorale di Beethoven). La mer lo avrebbe impegnato fino al 1905, e corona una fase della sua produzione in cui il punto centrale è il distacco dalle forme compositive abituali per cercare un nuovo modo di fare musica, che mettesse al centro il mutamento incessante dell'atmosfera. Debussy crea per La mer quella che è stata spesso definita una forma aperta, cercando di dissimulare le strutture portanti attraverso un gioco combinatorio di frammenti motivici, sviluppati in modi sempre nuovi, in cui i colori strumentali assumono un'importanza decisiva per la costruzione. Lo spunto caratteristico offerto dal mare è quindi tradotto in musica su un piano ben più complesso della semplice evocazione suggestiva: sempre in movimento e al tempo stesso sempre statico, l'oceano suggerisce solo per analogia il nuovo linguaggio musicale di Debussy.