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Sesto concerto Stagione sinfonica - Cartella stampa

Il sesto e ultimo concerto della Stagione sinfonica della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, in programma venerdì 26 ottobre (alle 20.30) e sabato 27 (alle 18.00), diretto dal Maestro Fabrizio Maria Carminati, propone delle partiture appositamente scelte per far emergere le eccellenze dell’Orchestra: la Suite per orchestra n. 4 in sol maggiore, op. 61 Mozartiana di Petr Il’ič Čajkovskij, la suite Rossiniana di Ottorino Respighi, in omaggio ai centocinquant’anni dalla morte di Gioachino Rossini, e la suite orchestrale Vetrate di chiesa, grazie alla quale il compositore sperimentò il suo profondo entusiasmo religioso.
Il Concerto sarà proposto a Lubiana (martedì 30 ottobre) nell’ambito di un progetto internazionale, sostenuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dal Comune di Trieste.

Maestro Fabrizio Maria Carminati

Diplomatosi in pianoforte sotto la guida di Carlo Pestalozza, prosegue gli studi di composizione a Milano e successivamente consegue il diploma di direzione d'orchestra a pieni voti.
Entra giovanissimo al Teatro Regio di Torino dove esordisce come direttore d’orchestra con La bohème iniziando una lunga collaborazione con la Fondazione che lo porterà inoltre a ricoprire il ruolo di Responsabile d'area artistica, di assistente alla Direzione artistica e assistente al Sovrintendente, oltre che membro del C.d.A.. Sarà poi Direttore artistico del Teatro Donizetti di Bergamo e della Fondazione Arena di Verona. Dopo il successo conseguito all’Opera de Marseille con Andrea Chénier, Cavalleria rusticana e Pagliacci, nel 2008 viene nominato primo Direttore ospite fino al 2015. Regolarmente invitato a dirigere dalle maggiori istituzioni teatrali nazionali ed internazionali (Opera di Roma, La Fenice di Venezia, Maggio Musicale Fiorentino, Opéra de Nice, Opéra Municipal de Marseille, Abao di Bilbao, Calderon di Las Palmas, La Maestranza di Siviglia, Opéra de Lyon, Opéra du Rhin di Strasburgo, Kansai Opera di Osaka, Bunka Kaikan di Tokyo, Opera Muscat in Oman), ha all’attivo 60 diversi titoli d’opera, oltre a una brillante carriera sinfonica.
Dirige Tosca all'Opéra de Marseille, in diretta televisiva dal canale Nazionale francese, Macbeth al Petruzzelli di Bari, Lucia di Lammermoor per l’inaugurazione del Maggio Musicale Fiorentino, I puritani al Bellini di Catania, Rigoletto al Filarmonico di Verona, L’elisir d’amore a Muscat (Oman) in trasferta con il Teatro La Fenice di Venezia, L’amico Fritz al Teatro La Fenice, La traviata al Maggio Musicale Fiorentino, Anna Bolena al Teatro Regio di Parma, La straniera al Massimo Bellini di Catania, I Capuleti e i Montecchi al Filarmonico di Verona e all’Opéra Municipal de Marseille, La sonnambula alla Fenice di Venezia, Norma a Rouen in trasferta per l’Oman e L’elisir d’amore al Maggio Musicale Fiorentino. Tra le opere e concerti diretti al Teatro Verdi di Trieste: il Requiem di Mozart (ad Aquileia), il Concerto di fine anno (2016), Madame Butterfly, L’amico Fritz, Francesca da Rimini, Norma, Rigoletto, Tosca, Evgenij Onegin e Lucia di Lammermoor.

IL PROGRAMMA

Petr Il’ič Čajkovskij (1840-1893)
Quarta Suite in sol magg. (Mozartiana) op. 61
1. Giga. Allegro.
2. Minuetto. Moderato.
3. Preghiera. Andante non tanto dall'Ave Verum K. 618 nella trascrizione per pianoforte di F. Liszt
4. Tema con variazioni. Allegro giusto.

Un gran numero degli eccellenti pezzi brevi di Mozart sono, per ragioni misteriose, quasi del tutto sconosciuti non solo al grande pubblico, ma perfino per molti musicisti. Con gli adattamenti di questa suite, intitolata Mozartiana, l'autore desidera fornire uno stimolo per una più frequente esecuzione di questi gioielli dell'arte musicale, che in una forma semplice racchiudono bellezze incomparabili. Così Čajkovskij scriveva nella prefazione alla partitura della suite, dando concisamente espressione alle proprie intenzioni. L'idea di un suite ispirata a Mozart occupava il compositore dal 1884, anno in cui ne fa menzione in alcune lettere parlandone come di un vago progetto nato dall'entusiasmo per Le nozze di Figaro. Altri progetti lo tennero però lontano da questo lavoro, che rimase per alcuni anni allo stadio di ipotesi. Fu solo nell'estate del 1887 che Čajkovskij trovò il tempo di portarla a compimento. La prima esecuzione, diretta dal compositore, fu a Mosca nel novembre di quell'anno, in felice coincidenza con le celebrazioni per il primo centenario della composizione del Don Giovanni. I quattro movimenti della suite consistono nella trascrizione per orchestra di altrettanti brani originali mozartiani per pianoforte, tre dei quali effettivamente tra i meno conosciuti della sua produzione (la Giga K 574, il Minuetto K 355 e le Variazioni su un tema di Gluck K 455). La Preghiera invece è un omaggio ad una pagina celebre, il mottetto Ave Verum Corpus. L'atmosfera della suite riflette l'atteggiamento di Čajkovskij verso la musica di Mozart, alla quale, in questo figlio del suo tempo, guardava come a una sorta di paradiso dell'innocenza perduta, privilegiandone quindi gli aspetti eterei e apollinei, e costruendovi intorno una sorta di aureola di inscalfibile serenità.

Ottorino Respighi (1879-1936)
Rossiniana, su musiche (Les Riens) di Gioachino Rossini
1. Capri e Taormina (Barcarola e Siciliana)
2. Lamento
3. Intermezzo
4. Tarantella “puro sangue” (con passaggio della Processione)

La Rossiniana di Respighi è un curioso caso di doppia ispirazione. A differenza di quanto il titolo farebbe pensare, la suite è infatti ispirata non soltanto da Rossini, ma anche, benché in modo più indiretto, dall'oggi molto meno noto Mauro Giuliani. Giuliani, vissuto tra il 1781 e il 1829, era fra le altre cose (fu anche compositore, violoncellista e cantante) un virtuoso di chitarra, strumento praticato anche da Paganini, e come tale divenne una delle più grandi celebrità musicali di inizio Ottocento. Come tutti i virtuosi giramondo del tempo, anche Giuliani scriveva da sé le composizioni che eseguiva. Il genere preferito era quello del tema con variazioni, che prendeva spesso come punto di partenza una melodia nota, generalmente un canto popolare o una romanza operistica, in modo che il virtuosismo esecutivo potesse brillare su uno sfondo già noto al pubblico. Fatta la conoscenza di Rossini, Giuliani lavorò, in parte anche in collaborazione con lui, a una serie di cinque suite di variazioni su sue melodie, intitolate Rossiniane, che restano tra le pagine più spettacolari del repertorio per chitarra. Nel 1925, in un clima culturale di riscoperta del patrimonio strumentale italiano, a lungo completamente oscurato dal melodramma, Respighi si allinea a quanto stavano facendo altri compositori come Alfredo Casella (autore di una Scarlattiana e di una Paganiniana) e

elabora in una suite orchestrale una serie di brani pianistici di Rossini in un doppio omaggio alla tradizione strumentale dell'Italia ottocentesca: al Rossini non teatrale e, appunto, alla fantasia spericolata di Giuliani. Le pagine scelte appartengono alla raccolta dei Peccati di vecchiaia, come Rossini chiamava le proprie composizioni pianistiche nate dopo la decisione di abbandonare l'arena del teatro musicale. Si tratta di brani dall'ispirazione talvolta bizzarra, eccentrica, ma sempre elaborati con eleganza sicura. L'orchestrazione virtuosistica e brillante di Respighi rende giustizia ad entrambi gli aspetti, offrendo un ritratto di questo Rossini meno noto in cui l'ombra si divide equamente il campo con la luce.

Vetrate di chiesa, impressioni sinfoniche
1. La fuga in Egitto
2. San Michele Arcangelo
3. Il mattutino di Santa Chiara
4. San Gregorio Magno

L'interesse per la musica italiana del passato, in particolare di quella non appartenente alla tradizione del melodramma, lo portò a compiere approfondite ricerche musicologiche che diedero anche frutti sul fronte compositivo. Occupandosi di Marcello, Monteverdi e Vivaldi, Respighi trovò lo spunto per numerosi lavori, tra cui il più noto è la serie di tre suite per orchestra d'archi Antiche arie e danze per liuto, scritte tra il 1917 e il 1931. L'altra grande passione musicologica di Respighi era il canto gregoriano, a cui si era avvicinato per impulso della moglie Elsa, sua studentessa di composizione. Anche all'interesse per il gregoriano si devono alcune opere, come il Concerto gregoriano per violino e orchestra, il Quartetto dorico e i Tre preludi sopra melodie gregoriane, una raccolta pianistica del 1919. Anni dopo, nel 1926, Respighi elaborò questi brani ampliandoli e aggiungendo un movimento nuovo, ottenendo così la suite orchestrale Vetrate di chiesa. Nella veste ricca e magniloquente della scrittura sinfonica viene così esaltato il clima di profondo entusiasmo religioso che il compositore dichiarò di aver sperimentato durante il periodo della creazione di questo lavoro.

L’autore dei testi di presentazione della Stagione sinfonica è Francesco Bernasconi.