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Quarto concerto: arriva a Trieste Lera Auerbach compositrice, pianista, direttore d’orchestra, poetessa e visual artist

Il quarto Concerto (venerdì 5 ottobre, alle 20.30, e sabato 6, alle 18.00) proposto dalla Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi vuole confermare l’importanza della presenza femminile sul podio, come da tre anni viene proposto a Trieste. La Direzione artistica ha affidato alla compositrice russo-americana Lera Auerbach sia la direzione dell’Orchestra sia il ruolo di Pianoforte solista: in programma il suo Eterniday (Homage to W. A. Mozart) e musiche di Wolfgang Amadeus Mozart (Concerto n. 20 in re min. K. 466 per pianoforte e orchestra) e di Franz Joseph Haydn (Ouverture da L’isola disabitata Sinfonia n. 49 in fa min. “La passione”). Lera Auerbach, oltre ad essere compositrice, pianista e direttore d’orchestra, è nota anche come poetessa e visual artist.

Lera Auerbach
Direttore e pianoforte solista

Lera Auerbach, russo-americana, è compositrice, pianista, direttore d’orchestra, poetessa e visual artist. Ha concluso gli studi in pianoforte e composizione presso la prestigiosa Juilliard School, perfezionandosi poi presso la Hochschule für Musik di Hannover. Nel maggio 2002 ha debuttato alla Carnegie Hall di New York, esibendosi e dirigendo la sua Suite per violino, pianoforte e orchestra al fianco del violinista Gidon Kremer e della Kremerata Baltica. Si è esibita in qualità di pianista solista in luoghi come la Great Concert Hall del Conservatorio di Mosca, l'Opera City di Tokyo, il Lincoln Center, Oslo Konserthus, la Theodore Thomas Orchestra Hall di Chicago e il Kennedy Center. Il suo lavoro di compositrice viene costantemente diffuso dai più importanti interpreti di oggi come Gidon Kremer, Leonida Kavakos, Hilary Hahn, Vadim Repin, Daniel Hope, Gautier Capuçon, Narek Hakhnazaryan e tanti altri. Le sue opere sono eseguite dai più importanti direttori del mondo, tra cui Christoph Eschenbach, Vladimir Fedoseyev, Neeme Järvi. Nel 2015 è stata compositrice in residenza sia al Trans-Siberian Art Festival che al Rheingau Musik Festival in Germania. È stata compositrice in residenza presso numerose orchestre e festival internazionali, tra cui la Staatskapelle Dresden, la OSESP di São Paulo, l'Orchestra Ensemble Kanazawa (Giappone), Concerto Budapest Symphony Orchestra, New Century Chamber Orchestra (USA), Marlboro Festival (USA), Pacific Music Festival (Giappone). Ha inoltre scritto le opere Gogol, su commissione del Theater an der Wien eseguita in prima esecuzione assoluta nel 2011, e The Blind, prodotta in Germania, Norvegia, Russia, Stati Uniti e Austria.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui l’Hindemith Prize, il Paul e Daisy Soros Fellowship, il Premio della Radio Nazionale Tedesca e il Premio ECHO Klassik.
I suoi lavori come compositrice sono pubblicati in esclusiva da Sikorski in Germania e il suo catalogo presenta oltre 100 opere per orchestra, opera e balletto, oltre a musica corale e da camera. La sua musica è disponibile su Deutsche Grammophon, Nonesuch, BIS, Cedille e altre etichette.

IL PROGRAMMA

Lera Auerbach (1973)
Eterniday (Homage to W. A. Mozart)

“Eterniday è una parola originale, la combinazione tra Eternità (Eternity) e Giorno (Day), qualcosa di eterno e di fragile, tuttavia mescolati in un unico elemento. A causa del legame di Mozart bambino con la città di Coblenza, dove è prevista la prima assoluta di Eterniday, e a causa della mia personale esperienza con le prime composizioni di Mozart (ho registrato tutti i pezzi per pianoforte che ha scritto tra i 5 e i 9 anni), il pensiero del giovane Mozart era nella mia mente e in qualche modo è diventato una presenza sottile in questo lavoro, forse un angelo custode di Eterniday. Il lavoro è dedicato a Daniel Raiskin”.
(testo tratto dalle note di Lera Auerbach pubblicate sul sito dell’editore Sikorski).

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Concerto n. 20 in re min. K 466 per pianoforte e orchestra
1. Allegro
2. Romanza. Andante
3. Rondò. Allegro assai

Nel 1781 il rapporto di lavoro fra Mozart e l'arcivescovo di Salisburgo si rompe in modo spettacolare: l'arcivescovo licenzia il compositore e, come benservito, dà ordine al proprio segretario di prenderlo a calci, ordine prontamente eseguito. Trasferitosi a Vienna Mozart deve ora trovare un sistema per mantenersi, e intraprende così l'incerta carriera del libero professionista come compositore, ma soprattutto come pianista. Per emergere sulla folla di concorrenti, Mozart punta sul pubblico più redditizio, gli appartenenti alla zona grigia fra alta borghesia e nobiltà, e organizza dei concerti a sottoscrizione nei quali presenta le proprie opere. Il concerto per pianoforte è in questo contesto il genere più adatto, che gli consente di inscenare il proprio virtuosismo nella cornice di un linguaggio musicale sempre più raffinato e progressista. La formula funziona molto bene, e Mozart si spinge sempre più avanti. I suoi concerti acquistano sempre di più una dimensione sinfonica, una profondità e un impegno compositivo tali da farne il modello per i successivi sviluppi del genere nel Romanticismo. Proprio il Concerto K 466, eseguito per la prima volta all'inizio del 1785, sarà uno dei più apprezzati dai romantici, ed effettivamente fremiti inquieti percorrono tutta la partitura. La tonalità di re minore si associa per Mozart spesso a una misteriosa inquietudine, è ad esempio la tonalità della scena finale del Don Giovanni, quando il Commendatore è trascinato all'inferno. Il primo movimento del Concerto si muove in questo quadro, il pianoforte intreccia con l'orchestra un dialogo appassionato e nervoso sullo sfondo di un tema iniziale dominato da una pulsazione ansiosa. Dopo la pausa lirica del secondo movimento, il finale offre un virtuosismo la cui funzione non è più decorativa, ma drammatica: sarà proprio questo uno dei punti principali per le conquiste del XIX secolo nel genere del concerto solistico.

Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Ouverture da L’isola disabitata

Franz Joseph Haydn, misconosciuto e sottovalutato padre spirituale della musica sinfonica come la conosciamo, è ricordato oggi esclusivamente come autore di musica strumentale. I suoi compiti come compositore della famiglia Esterházy gli richiedevano però di scrivere anche musica sacra e soprattutto opere per il teatro di corte. La sua vasta produzione operistica è purtroppo quasi completamente dimenticata, ma Haydn guardava ad alcuni dei suoi lavori teatrali come ad opere particolarmente ben riuscite. Un affetto particolare lo legava all'Isola disabitata, rappresentata per la prima volta nel 1779. Il libretto di Metastasio era all'epoca molto fortunato e venne musicato da diversi compositori. La versione di Haydn è un tentativo di uscire dalla convenzioni dell'opera seria per avvicinarsi ai canoni della riforma operistica promossa da Gluck, in nome di una maggior aderenza della musica ai valori drammaturgici del testo. Anche l'ouverture si stacca dagli stereotipi. Articolata in quattro sezioni di diverso carattere, è intesa come una descrizione musicale della selvaggia e remota isola in cui si svolge la vicenda.

Sinfonia n. 49 in fa min. “La passione”
1. Adagio
2. Allegro di molto
3. Minuetto e Trio
4. Presto

A partire dal 1765 al castello della famiglia Esterházy si svolgevano ogni settimana due concerti, il martedì e il sabato pomeriggio. Haydn ne aveva la responsabilità artistica, e per questi concerti scrisse una gran parte delle sue numerose sinfonie, che venivano presentate in questo ambito prima di prendere il volo ed essere diffuse in tutta Europa. L'incarico era senza dubbio molto gravoso, ma offrì al compositore la possibilità di sperimentare senza paura di conseguenze negative, permettendogli di sviluppare il suo stile ben al di là di quanto offerto dal panorama della musica contemporanea. Aperto a tutte le correnti di pensiero che attraversavano la scena musicale, anche Haydn, come Mozart, subì l'influenza dello Sturm und Drang, un movimento che in musica e letteratura reagiva all'imperante classicismo mettendo al centro dell'interesse la violenza delle passioni, in una sorta anticipo del Romanticismo. A questa fase appartiene anche la sinfonia La passione. Anche se non è di Haydn, il sottotitolo ne caratterizza bene le esplosioni di pathos e il turbolento cromatismo. La struttura è un ibrido fra lo schema a tre movimenti e quello a quattro: l'adagio introduttivo ha infatti una grande importanza espressiva, tanto che Haydn rinuncia ad un ulteriore movimento lento. Inconsueto è inoltre che tutti i movimenti restino ancorati alla tonalità di impianto (e quella di fa minore era di per sé poco frequentata all'epoca), come a voler esprimere l'ossessiva pervasività della tormentata atmosfera di tutta questa sinfonia.

L’autore dei testi di presentazione della Stagione sinfonica è Francesco Bernasconi.