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Il trovatore - da domani 19 gennaio in scena al Teatro Verdi di Trieste

 

Venerdì 19 gennaio, alle 20.30, debutta al Teatro Verdi di Trieste Il trovatore per la regia di Filippo Tonon, e la direzione del Maestro Francesco Pasqualetti: dopo Rigoletto che ha inaugurato la stagione 2016/2017, e insieme a La traviata che a giugno chiuderà il Cartellone della Lirica, con Il trovatore la Fondazione triestina completa la cosiddetta trilogia popolare verdiana.
Lo spettacolo è una produzione del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, con il quale la Fondazione triestina ha un accordo di partnership artistica per la valorizzazione delle risorse e l’accrescimento del pubblico transfrontaliero.
L’allestimento porta la firma di Filippo Tonon, per oltre dieci anni assistente di Hugo de Ana e oggi uno dei nomi più interessanti del panorama operistico europeo. Tonon ne ha firmato anche scene e luci, mentre i costumi sono di Cristina Aceti.
Tonon ha sviluppato una produzione senza “trasposizioni”, come spiega lui stesso, ma ricca di allusioni visive e pittoriche al mondo del XV secolo, epoca in cui Antonio García Gutiérrez ambientò il suo El Trovador, il dramma da cui Salvatore Cammarano trasse il libretto: “Ho cercato di raccontare con un punto di vista personale l’intricata vicenda de “Il trovatore” facendo affiorare l’amore con il pathos, lo slancio tipici del XIX secolo con, sullo sfondo, la vicenda spagnola del XV secolo, citando colori, sfumature, sensazioni che ho ritrovato nella pittura”.

A dirigere l’Orchestra e il Coro del Verdi, quest’ultimo preparato dal Maestro del Coro Francesca Tosi, ci sarà un direttore italiano, tra i migliori della sua generazione, Francesco Pasqualetti, già assistente di Gianluigi Gelmetti, Gianandrea Noseda, Sir Colin Davis e Trevor Pinnock al Teatro dell’Opera di Roma, alla Sydney Symphony Orchestra, all’Opéra de Monte Carlo, allo Stresa Festival e al Festival d’Aix-en-Provence.
Apprezzato per il suo stile, chiaro e brillante, e al suo debutto sul podio triestino, Pasqualetti accompagnerà il pubblico alla scoperta di una partitura straordinaria, sottolineando “l’immane potenza di un dramma che va ben oltre i semplici confini cavallereschi di amore e vendetta e che si ricollega piuttosto agli archetipi dell’antica tragedia greca, fatta di fuochi catartici, destini contro cui la volontà umana può nulla, verità mai svelate”.

Opera d’immensa popolarità e successo, sin dal suo esordio avvenuto a Roma proprio il 19 gennaio del 1853, già nel 1862 Giuseppe Verdi aveva modo di scrivere in una lettera “quando tu andrai nelle Indie e nell’interno dell’Africa sentirai il Trovatore”.

La drammaturgia tragica e densa di eventi sempre a un passo dall’inverosimile appassiona il compositore al punto da fargli avvertire l’esigenza di rinnovare e superare le forme tradizionali del genere operistico. Come ricorda il Maestro Pasqualetti: “Verdi vorrebbe osare ancora di più e scrive cosi in una lettera a Cammarano, all’inizio della loro corrispondenza sul Trovatore:
“In quanto alla distribuzione dei pezzi vi dirò che per me quando mi si presenta della poesia da potersi mettere in musica, ogni forma, ogni distribuzione è buona. Anzi più queste sono nuove e bizzarre io ne sono più contento. Se nelle opere non vi fossero ne’ Cavatine, ne’ Duetti, ne’ Terzetti, ne’ Cori, ne’ Finali etc. etc. e che l’opera intera non fosse (sarei per dire) un solo pezzo, troverei più ragionevole e giusto.”"

È interessante quindi notare come nella sua prima fase, proprio fino agli anni 50 dell'Ottocento, Verdi cerchi di amalgamare le forme tradizionali in strutture più ampie, legando diversi numeri senza soluzione di continuità o forzando le forme, dilatandole e piegandole alle proprie esigenze. Tutto questo si accompagna anche ad un nuovo modo di scrivere per la voce, più aderente alla declamazione del testo e teso a rispecchiare il carattere dei personaggi. In una fase successiva le forme rimarranno riconoscibili solo a grandi linee, e saranno reinterpretate ogni volta in funzione della situazione drammaturgica, fino al periodo tardo, in cui Verdi potrà realizzare il sogno di vedere in ogni atto d'opera un brano unico, sviluppato con coerenza organica e libero da convenzioni costruttive. Ne Il trovatore questa visione teatrale è già in parte realizzata: sulla carta l'opera è composta secondo i canoni, ma la sostanza musicale obbedisce ad altri criteri, che sono soprattutto quelli propriamente narrativi realizzati nel ritmo, il ritmo con cui gli avvenimenti musicali si succedono e il ritmo che innerva le diverse situazioni.

In scena, un cast di straordinario livello, che porta a Trieste Antonello Palombi, uno dei protagonisti italiani più acclamati sui palcoscenici di tutto il mondo. Tenore dalla voce possente, Palombi ha legato la sua fama ai grandi ruoli drammatici verdiani e pucciniani, basti pensare alle sue interpretazioni in Otello, Tosca, Trovatore.
Leonora sarà interpretata da Marily Santoro, giovane soprano italiano, al suo debutto a Trieste: reggina di nascita, la Santoro è un interprete di squisita sensibilità, allieva della grande Raina Kabainvaska. Il Conte di Luna sarà interpretato da Domenico Balzani, Milijana Nikolic interpreterà Azucena e Momoko Nashitani sarà Ines.
Nella seconda compagnia Manrico sarà interpretato da Dario Prola, Ana Petricevic sarà Leonora, Stefano Meo interpreterà il Conte di Luna, mentre Isabel De Paoli interpreterà il ruolo di Azucena e Rinako Hara quello di Ines.
Completano il Cast: Vladimir Sazdovski nel ruolo del Capitano Ferrando, Andrea Schifaudo (Ruiz), Roberto Miani e Francesco Paccorini (un messo), Fumiyuki Kato (un vecchio zingaro).