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Francesca Dego trionfa al Teatro Verdi di Trieste.

Il Piccolo - La classica nota di Paolo Bullo, 15/10/2016

 

I finanziamenti ai teatri sembrano ubbidire – in senso lato – alla sorprendente dinamica del paradosso del gatto di Schrödinger: un giorno ci sono, il giorno dopo scompaiono o viceversa. Così è per una consistente tranche della sovvenzione prevista per il Teatro Verdi che, data per perduta un paio di giorni fa, al momento in cui scrivo sembra recuperata. La politica si palleggia la responsabilità di una situazione incerta ma una circostanza è sicura: pensare cartelloni teatrali in queste condizioni sembra più attività di pertinenza del Divino Otelma che di un sovrintendente o un direttore artistico.
Di là di queste considerazioni tragicomiche anche il quinto concerto della stagione sinfonica ha registrato un ottimo successo di pubblico, ed è sempre un piacere darne notizia.
Compositore francese atipico, d’ispirazione artistica sfuggente, Èdouard Lalo si è cimentato in molti generi musicali con alterna fortuna. La Symphonie espagnole per violino e orchestra op.21 è uno dei suoi lavori più celebri ed è dedicata a Pablo de Sarasate, leggendario violinista e compositore spagnolo.
Il brano, accattivante e intenso, si inserisce nel filone della rivisitazione del folclore musicale spagnolo cui appartiene anche Carmen di Bizet, che è infatti composizione coeva. La pagina musicale è articolata in cinque movimenti e l’orchestra ha una funzione tutt’altro che subalterna al solista.

Christopher Franklin è stato piuttosto abile a creare il giusto amalgama tra la bravissima Francesca Dego, artista giovane ma già affermata, capace di virtuosismi ma anche di tonalità calde, mediterranee, e l’Orchestra del Verdi che è sembrata in buona serata. In particolare nel primo movimento, di stampo decisamente sinfonico, la compagine triestina ha evidenziato un suono corposo, compatto e gradevole. Magnifica la violinista, a proprio agio sia nel virtuosistico Rondò finale sia nei coloristici tempi centrali del concerto.
Nel secondo brano in programma, la rapsodia Tzigane (originariamente scritta per violino e pianoforte) di Maurice Ravel, Francesca Dego, sempre ben assecondata da Franklin e dall’orchestra, ha meravigliato già dalla lunga e impegnativa cadenza introduttiva, per poi dare sfogo a un vero e proprio show in cui ha esibito una tecnica stellare, musicalità invidiabile, un suono bellissimo screziato da qualche pertinente ombrosità adatta al brano e anche una consapevole maturità artistica.

Ripetutamente chiamata al proscenio dal pubblico festante, l’artista ha concesso due bis: la famosa Méditation dalla Thaïs di Massenet e la Seconda sonata per violino di Eugène Ysaÿe.
La seconda parte della serata è stata dedicata alla musica di uno dei Grandi del Novecento, Leonard Bernstein, qui nella veste meno nota di compositore.
Artista a tutto tondo, colto e raffinato, Bernstein amava le contaminazioni musicali e trovare (o creare) denominatori comuni tra generi diversi anche antitetici. Il successo di West Side Story, esempio preclaro di commistione tra opera lirica rivisitata in chiave moderna, musica strumentale e coreografia, lo convinse a comporre una suite orchestrale che è una selezione di alcuni brani dell’opera.
Le melodie sono diventate nel tempo molto popolari e Christopher Franklin, dal gesto forse un po’ troppo enfatico ma efficace, ne ha data un’esecuzione vibrante, incisiva, ben calibrata nelle dinamiche sfumate e incalzante nelle agogiche, supportato da un’ottima Orchestra del Verdi. In questa pagina dove convivono felicemente squarci melodici, tratti ironici e contrasti anche accesi, ho trovato di grande qualità la prestazione degli archi e degli ottoni.
Anche in questo caso direttore e orchestra sono stati festeggiati dal pubblico e, prima dell’ultimo brano in programma, Christopher Franklin ha ricordato – in italiano impeccabile – che proprio il 14 ottobre 1990 l’amatissimo Lenny ci lasciava per sempre.
L’esecuzione dell’Ouverture da Candide, operetta comica in due atti, ha forse risentito del coinvolgimento emozionale del direttore, uscendo giustamente adrenalinica ma un po’ clangorosa e ridondante.
Alla fine pubblico contento e appassionato, che ha tributato un gran successo alla serata.
Si replica oggi alle 18, da non perdere.