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La Serva Padrona

Opera

Musica di Giovanni Paisiello
Orchestrazione di Ottorino Respighi

Intermezzo in due parti di Gennaro Antonio Federico
Realizzata per i Ballets Russes di Serge Djagilev

Edizione critica e ricostruzione di Elia Andrea Corazza
Ed. musicali: SCHOTT MUSIC GmbH & Co. KG
Rappresentante per l’Italia: SUGARMUSIC SPA – Edizioni Suvini Zerboni

Maestro Concertatore e Direttore Carmine Pinto

Regia, scene, costumi e testi recitati Oscar Cecchi
Maestro del Coro Francesca Tosi

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

 

Personaggi e interpreti


Serpina Rinako Hara/Alessandra Della Croce
Uberto Luca Galli
Vespone Fumiyuki Kato


BIGLIETTI

Biglietto intero: 7 euro
Ridotto under 18: 5 euro
Informazioni e prenotazioni per le scuole
promozione@teatroverdi-trieste.com
tel. 040 6722210


Durata dello spettacolo

60 minuti circa

 


La trama

La serva padrona narra di Serpina, una serva arguta che riesce a sposare il suo vecchio tutore Uberto, riscattando così la propria condizione sociale. È una donna intelligente e astuta e non ci è dato di sapere quanto i suoi sentimenti siano sinceri: all’inizio è irriverente e si rifiuta di portare la colazione al padrone, poi mostra la propria tristezza nel pensare a Uberto sposato con un’altra donna, infine suscita la gelosia del tutore fingendo di fidanzarsi con il Capitan Tempesta, che altri non è se non il servo muto Vespone, resosi complice e opportunamente travestito. Secondo il libretto è Uberto che, sebbene in una condizione sociale di fatto dominante, appare combattuto nei sentimenti, abilmente manipolati dalla serva scaltra: la gelosia, la paura di perdere la bella servetta e l’obbligato pagamento di una ingente dote per permetterle di sposare l’orrido militare sono i motivi che spingono il vecchio scapolo ad accettare il matrimonio, sciogliendo gli inganni e concludendo la burletta in musica con l’anelato connubio; ma non si tratta di uno statico lieto fine: concludendosi sulle parole Mi vuoi tu corbellar? esso appare proiettato verso un futuro in cui, seppure dipinte in maniera burlesca dalla musica e dal testo cantato, affiorano le incertezze sulla felicità e sull’amore coniugale.

(da La serva padrona di Paisiello-Respighi di Elia Andrea Corazza, per concessione della Fondazione Teatro Comunale di Bologna)

Locandine e Allegati