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Ovazioni a Trieste per Halffter Caro e la Yonemoto

Circuito Musica, 02/10/2016

di Dejan Bozovic

 

Pedro Halffter Caro è uno di quei direttori che con congenita eleganza e risolutezza guidano un’orchestra attraverso i meandri più esigenti e perigliosi di ogni partitura, ottenendone una risposta il cui tangibile affetto si palesa nel desiderio dei professori di offrire il proprio meglio, di superare quasi se stessi nella precisione e nella cura dell’eloquenza.
Entusiasmante, davvero, è stato sentire l’Orchestra del Teatro Verdi triestino nelle letture pulsanti di una vita fervente e rigogliosa che aleggiava su un flusso sonoro in perenne metamorfosi, ottimamente calibrato nei timbri e nelle dinamiche, fitto ed omogeneo. Tutte le sezioni si abbandonano attentamente e fiduciosamente al gesto dal podio, da dove sgorga l’ispirazione anche per gli avvincenti discorsi dei fiati, tra cui i legni brillano in particolar modo. L’ottima tecnica, l’immediatezza e sensibilità con cui si rivolge sia alla partitura che alla compagine, e soprattutto una plenaria intelligenza artistica, conferiscono al quarantacinquenne madrileno l’aurea di un maestro nell’accezione più esauriente di tale termine, le grandi energia e persuasiva comprese.
Per quanto superflua fosse l’apertura del terzo concerto della Stagione sinfonica con un brano di valori a dir poco discutibili, quale Ouverture-fantasia da Amleto di Čajkovskij, il resto del programma, nel suo splendore non fa che esaltare le virtù di Halffter Caro, della compagine e, nel pezzo centrale, il Primo Concerto in re maggiore op. 19 di Prokof’ev, della violinista Kyoko Yonemoto. Di ammirevole disinvoltura virtuosistica, la giovane musicista giapponese mette quasi incondizionatamente questa preziosa dote in funzione di una prelibata forbitezza narrativa, che fascinosamente illumina la complessa partitura solistica. La verve e la delicatezza scolpiscono il penetrante fraseggio, affiancato inappannabilmente dal pensiero e gesto del direttore, a sua volta assecondato senza smagliature dall’Orchestra. Una bellissima, completa interpretazione premiata con calorosissimi applausi ricambiati con un Ysaÿe suonato fuori programma.
Un’estesa tavolozza, lussureggiante di nuance tracciate a pennellate tanto libere e larghe quanto minuziose e pertinenti, si riversa potentemente nei Quadri da un’esposizione di Musorgskij – Ravel, delineando con mirabili dialettica ed efficacia le scene di disparate indoli, sino al maestoso finale seguito da meritate ovazioni.