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La “Serva padrona” strizza l’occhio ai giovani

Il Piccolo, 24/10/2016

 

S’inaugura mercoledì un nuovo filone delle attività del Teatro Verdi, con l’opera di Paisiello in versione Respighi.

di Patrizia Ferialdi

Con la "Serva Padrona" di Paisiello s'inaugura mercoledì 26 ottobre un nuovo importante filone delle attività del Teatro Verdi nella stagione 2016/2017 ovvero l'«Opera in un atto», mini rassegna di 4 titoli dal barocco al contemporaneo, pensata per avvicinare i giovani all'opera attraverso recite dedicate alle scuole ma anche per offrire agli habitués titoli preziosi di non frequente ascolto. La versione che andrà in scena al Verdi è quella realizzata da Respighi nel 1920 per i Ballets Russes di Serge Djagilev, nell'edizione critica e ricostruzione curata da Elia Andrea Corazza nel 2014, interpreti Elisa Verzier, Nicolò Ceriani e Giulio Cancelli, sul podio il maestro Carmine Pinto, regia scene e costumi di Oscar Cecchi.
In attesa della tragica vicenda del buffone Rigoletto cui è affidata l'apertura di stagione a novembre, c'è grande attesa per le dispute amorose, frizzanti e leggere, della servetta Serpina che qui diventa madrina di due debutti assoluti: quello della protagonista, il giovane soprano triestino Elisa Verzier, fresca di diploma in canto conseguito il 3 ottobre al Conservatorio Tartini di Trieste nella classe di Cinzia De Mola e quello di Oscar Cecchi, musica e teatro da sempre nel suo dna e un curriculum fitto di collaborazioni con registi di chiara fama, che mette al servizio di Paisiello tutta la propria inventiva di scenografo e regista.
Incontrata al termine di una prova, Elisa Verzier si dice emozionatissima per questo debutto. «Pian piano - dice - finalmente tutto lo studio che ho fatto in questi anni sta dando i suoi frutti. Spero di essere all'altezza di un teatro importante come il Verdi, che io conosco fin da bambina perchè mio papà è cantante nel Coro della Fondazione e io ho iniziato presto a frequentarlo assistendo prima alle operette e poi alle opere più impegnative. Cantare è sempre stato il mio sogno e poter debuttare nel teatro della mia città è un'emozione grande. Spero di riuscire a emozionare anche il pubblico».
Serpina le si addice?
«Sono un soprano lirico leggero e Serpina fa parte della mia vocalità. Il ruolo, che ho approfondito e personalizzato col maestro Carmine Pinto, presenta alcune difficoltà relative ai recitativi, che sono obbligati e orchestrati, bisogna stare a tempo e fare molta attenzione sia dal punto di vista tecnico vocale che da quello ritmico. Poi però ho tre arie molto belle e ci sono diversi duetti e concertati col baritono Uberto, divertenti e coinvolgenti anche per il pubblico».
Quali saranno i suoi prossimi ruoli?
«Vorrei iniziare a costruire il mio repertori con la trilogia di Mozart e crescere in quest'ambito, col sogno di arrivare al belcanto di Bellini e Donizetti. Con grande tenacia e studio spero di riuscire a percorrere questa strada che ritengo adatta al mio timbro e alla mia vocalità».
Altrettanto emozionato è Oscar Cecchi. In ansia - spiega - «perchè è la prima volta che faccio una regia che è tutta farina del mio sacco. Ma niente timore, perché se uno lavora onestamente timori non ne deve avere».
Come ha impostato lo spettacolo?
«L'ho pensato totalmente per un pubblico giovane, nella speranza che possa interessare anche ai ragazzi delle elementari. C'è il rischio che, alla generazione che vive di cellulari e internet, un'opera del Settecento, per quanto rivista da Respighi, risulti estremamente noiosa dopo 5 minuti, e quindi bisogna riuscire a catturare l’attenzione per tutta la durata dello spettacolo. Ho cercato di stimolare la curiosità dei più giovani cercando di essere estremamente didascalico, ambientando l'azione in quattro epoche diverse ovvero ai nostri giorni, nel 1919 quando Respighi fu incaricato di fare questa versione per Djagilev, nel 1816 anno di morte di Paisiello e, infine, nel Settecento, che è l'epoca effettiva della Serva Padrona. Inoltre, per ottimizzare risorse e tempo, mi sono occupato anche delle scene, che sono specificatamente elementi scenici, e dei costumi. E poi c'è una sorpresa che riguarda il servitore muto Vespone che, in quest' occasione muto non sarà, avendo aggiunto dei testi scritti da me che abbiamo sviluppato tutti insieme».
Un’occasione per chiamare a teatro un pubblico diverso...
«Anche se le giovani generazioni ritengono che l'opera sia una cosa vecchia bisogna far capire loro che non lo è affatto e può funzionare ancora come funzionava nel Settecento, ovviamente in maniera diversa perché noi siamo diversi ma l'appeal non viene mai meno. Invito i ragazzi a venire alle recite dedicate loro ma invito anche imelomani, per sentire una cosa completamente diversa mai sentita prima».

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