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Grande inizio della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste.

Il Piccolo - La classica nota di Paolo Bullo, 17/09/2016

È partita la stagione sinfonica a Trieste, dopo un’estate in cui il Teatro Verdi ha avuto l’onore (e l’onere) di inaugurare il fantasmagorico e avveniristico palazzo postmoderno dell’Opera Dubai, ricavandone un’inconsueta visibilità mediatica che potrebbe avere ricadute positive non solo d’immagine. In tempi di contingenza economica negativa bisogna guardare avanti con una certa fiducia, sperando anche che le potenzialità dell’Art Bonus evolvano in qualcosa di concreto.
Anche quest’anno i concerti sono concentrati in poco più di un mese e l’offerta sembra piuttosto promettente per scelte di repertorio e qualità degli interpreti.

Il concerto di ieri sera prevedeva l’esecuzione di pagine musicali di due compositori formidabili, Felix Mendelssohn-Bartholdy e Gustav Mahler, proposti in brani piuttosto frequentati e di grande impatto emotivo.
La serata si è aperta – in onore dell’anniversario shakespeariano - con una bella esecuzione del Lied mit Chor da Ein Sommernachtstraum op. 61, in cui il Coro femminile, preparato da Fulvio Fogliazza, e i soprani Lucrezia Drei ed Elisa Verzier hanno mostrato le proprie qualità in un brano caratterizzato da una vaporosa leggerezza.
Scritto nel 1844 su commissione del famoso Ferdinand David, primo violino dell’Orchestra del Gewandhaus di cui Mendelssohn era direttore, il Concerto per violino e orchestra op. 64 è uno dei classici del repertorio romantico e richiede la presenza di un solista di valore ma anche di un’orchestra che sia sempre pronta al dialogo, in modo che l’architettura formale del brano non sia svilita a mera esibizione virtuosistica e mantenga invece un equilibrio che ne conservi la fluidità dell’ispirazione.
Il direttore d’orchestra è perciò a sua volta coprotagonista – ma quando non lo è - e Gianluigi Gelmetti, forte della sua esperienza in un repertorio sterminato, ha fornito nuova prova delle sue capacità artistiche trovando quella complicità alchemica che gli consente di smorzare il carattere impetuoso della splendida Orchestra del Verdi e contemporaneamente dare rilievo al solista.

Di Leticia Moreno, giovane e talentuosa violinista spagnola, non si può che dire bene capace com’è stata di mettere in luce le varie anime di una pagina musicale complessa e innovativa. Così l’acrobatico virtuosismo non è mai parso fine a se stesso e anzi ha impreziosito la vocazione melodica dei primi due movimenti del concerto, mentre nel terzo l’artista ha dato libero sfogo alla propria ispirazione. Temperamentosa ed elegante nella figura, mobile anche nella mimica che ha sottolineato il pathos della musica, l’artista, dopo numerose chiamate al proscenio, ha concesso come bis una meditata esecuzione dell’Adagio dalla Sonata n. 1 in sol minore di Bach.
Dopo l’intervallo è stata la volta della Quinta Sinfonia in do diesis minore di Gustav Mahler (dedicata da Gianluigi Gelmetti alla memoria di Carlo Azeglio Ciampi), compositore che – a parer mio – è stato il più grande interprete delle ansie, delle paure, delle inquietudini e delle malcelate speranze che viviamo, tutti, ogni giorno.
Neanche questa sinfonia si sottrae a quanto scritto sopra, considerato che si apre con una Marcia funebre davvero impressionante e che solo nell’Allegro finale si stempera un po’ la tensione di un brano che scava nell’intimo di chi ascolta con partecipazione emotiva e non sia solo attento alla mera esecuzione strumentale. Poi, certo, c’è la bellezza inestimabile dell’Adagietto del quarto movimento (noto anche perché inserito nella colonna sonora del celebre film Morte a Venezia, tratto dal romanzo di Thomas Mann) a fare da ciliegina su di una torta già fragrante e appetitosa di suo.

Eppure è proprio una barbarica vitalità che mi sembra il paradigma di questo monumento sinfonico e, seppure con qualche inevitabile sbavatura tipica delle esibizioni dal vivo, mi pare che Gianluigi Gelmetti abbia colto in pieno la fragile solidità della musica di Mahler, supportato da un’Orchestra del Verdi (per l’occasione allargata nell’organico) che ha temperamento, peso e colore adatti a queste pagine sofferte, ricche di scarti dinamici e agogici, dense di cromatismi.
Gelmetti dà un’interpretazione a tinte forti, drammatica e intensa di questo Mahler, profondamente diverso dalle sinfonie precedenti, e ottiene dalla compagine triestina una risposta che non esito a definire grandiosa per precisione, compattezza e bellezza di suono in tutte le sezioni.
Il pubblico, numeroso e partecipe, ha tributato un meritatissimo trionfo a Gianluigi Gelmetti e all’orchestra.
Oggi alle 18 si replica, impossibile perdersi questo concerto.