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Donne che amano la musica: ottimo il secondo concerto della stagione al Teatro Verdi di Trieste.

Il Piccolo - La classica nota di Paolo Bullo, 24/09/2016

 

Dopo gli esiti brillanti del primo concerto – che ha registrato anche un notevole successo di pubblico - c’era molta curiosità per il secondo appuntamento della stagione sinfonica triestina, in un programma che prevedeva tre pagine musicali profondamente diverse tra loro affidate alla bacchetta di Valentina Peleggi, esordiente a Trieste.
Il concerto è iniziato con Coriolano, Ouverture in do minore op. 62 di Ludwig van Beethoven, scritta nel 1807 come Intermezzo per la tragedia omonima di Heinrich Joseph von Collin. Il debutto di questo brano, com’era piuttosto frequente all’epoca, avvenne nel corso di una serata privata e si rifà alle controverse e tragiche vicende del condottiero romano.

La pagina musicale si caratterizza per una grande drammaticità screziata da malinconie sfuggenti, pervasa da repentine inquietudini a tinte forti, complessivamente poderosa e di grande impatto emotivo nel segno di un sinfonismo inequivocabilmente beethoveniano. Valentina Peleggi, ben supportata dall’Orchestra del Verdi, è parsa giustamente privilegiare una lettura vibrante ma forse un po’ ingessata, lineare del brano che ne ha messo in luce i contrasti dinamici con una moderata cautela che mi è sembrata togliere un po’ di pathos alla composizione.
Chloe Mun, giovane artista coreana, è una delle più accreditate pianiste emergenti e, a dispetto dell’età, dopo aver vinto premi importanti come il prestigioso Concorso Busoni si è già esibita con grandi orchestre e famosi direttori. La sua performance al Verdi di Trieste era perciò molto attesa e le aspettative non sono certo andate deluse.
Impegnata in un amato classico del repertorio, il Concerto in fa minore per pianoforte e orchestra n. 2 op. 21 di Fryderyk Chopin, l’artista ha confermato un talento davvero straordinario.
Molta letteratura vuole che l’orchestra in questa pagina musicale sia quasi ancella del solista ma, e va a tutto merito di Valentina Peleggi, la compagine triestina è stata certo discreta nell’accompagnamento ma il suo apporto è sembrato tutt’altro che impalpabile nella corposa introduzione e nel dialogo con la solista.

Chloe Mun è stata protagonista di una prova mirabile per capacità tecniche, certo, ma soprattutto per la musicalità, la leggerezza e la luminosità di tocco, qualità che unite a un virtuosissimo understatement nel portamento hanno contribuito a rendere in pieno la sommessa sobrietà cantabile della pagina musicale. Se possibile, ancora meglio ha fatto nella trascrizione lisztiana del bis dedicato a Schumann.
Il pubblico le ha tributato un successo indiscusso, ma forse sottodimensionato in rapporto ai reali meriti dell’interprete.
Dopo l’intervallo si è tornati a Mendelssohn, già coprotagonista del concerto d’apertura della settimana scorsa, qui proposto nella Quarta Sinfonia in la maggiore op. 90 (Italiana), una pagina particolarmente rappresentativa di quel romanticismo felice che caratterizza il compositore tedesco.
Il brano è innervato da una vena compositiva solare, vivace e brillante, che si estrinseca gioiosamente alternandosi tra danze e motivi popolari improntati più alla scorrevolezza melodica che al ripiegamento riflessivo e alla malinconia.
Valentina Peleggi ne ha data un’eccellente interpretazione (dirigendo a memoria, tra l’altro), mettendo in luce con grande comunicativa il carattere energico e spumeggiante del primo Allegro, del Presto finale e allo stesso modo sottolineando la maggiore cantabilità dei movimenti centrali.
L’Orchestra del Verdi, di là di qualche veniale imprecisione, è stata brillante durante tutta la serata, con archi e legni in particolare rilievo.
Alla fine il numeroso pubblico ha lungamente applaudito il direttore Valentina Pileggi e l’orchestra, decretando un notevole successo alla serata.
Questo pomeriggio alle 18 si replica, non mancate.