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Al "Verdi" un raro Busoni

Il Piccolo, 07/10/2016

 

Oggi e domani il Concerto del compositore, per metà triestino

di Laura Strano 

Il quarto appuntamento della Stagione Sinfonica, oggi alle 20.30 e domani alle 18, offre l'occasione di riascoltare due grandissimi interpreti entrambi di ritorno a Trieste. A dirigere l'Orchestra del Teatro Verdi sarà infatti Günter Neuhold, maestro di grandissima fama, che ha diretto le più prestigiose istituzioni musicali e che a Trieste è stato raffinato e apprezzato interprete wagneriano (Lohengrin, nel 2011); mentre a esibirsi come solista al pianoforte ci sarà Michele Campanella, uno dei più grandi interpreti del nostro tempo, protagonista, lo scorso anno, di un'acclamata interpretazione del Terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven. Il programma del concerto si suddivide in due parti. Nella prima, l'ormai consueto omaggio a Shakespeare con la Suite per orchestra da Romeo e Giulietta di Sergej Prokof' ev. Nella seconda, ascolteremo il Concerto per pianoforte, orchestra e coro maschile op. 39 di Ferruccio Busoni, un'opera famosissima, ma di raro ascolto, che viene eseguita per il 150° anniversario della nascita del grande compositore, di origini triestine per parte di madre (la triestina Anna Weiss). Un evento affidato alla bravura di Michele Campanella per celebrare il talento eclettico e la geniale personalità di Busoni - compositore, teorico musicale, straordinario pianista, maestro di tecnica pianista, operista e librettista dei suoi stessi melodrammi.

Maestro Campanella, nella sua (auto) "biografia insolita" ha scritto: "Per cinquant'anni ho cercato il Suono e ancora sono per strada". L'ha trovato?

«Se l'avessi trovato, avrei chiuso la mia carriera; continuo a essere per strada, continuo a inseguirlo e a corteggiarlo. Ogni tanto ci arrivo, oggi tanto mi sfugge. Ma è impossibile possederlo, ed è l'inseguimento è il sale della vita».

Cosa continua a emozionarla ancora nella sua ricerca?

«La bellezza, in tutte le sue forme. Se parliamo di musica, la bellezza di un accordo in do maggiore, di un intervallo, di una frase musicale. Se riesco a modulare una frase con la naturalezza con cui un girasole segue il sole, se riesco, anche lontanamente, ad avvicinarmi alla semplicità e ineluttabilità delle cose naturali, sento una grande gioia. Sono episodi rari».

Il Concerto di domani viene eseguito per la prima volta al Verdi: quali sono le sfide per un interprete?

«La mia speranza è che l'enorme difficoltà tecnica non faccia ombra alla musica di Busoni, che come compositore ha delle caratteristiche personali sue, e di nessun altro. Fa parte di una generazione Bartók, Schónberg, Stravnskij - che aprì molte strade, alcune feconde, altre sterili. La sperimentazione di Busoni è unica, solo sua, di grandissimo fascino. Busoni non sarà mai popolare, perché troppo intelligente - nel senso che nella sua musica si sente che accanto all'istinto, c'è un cervello che lavora in modo straordinario. Come interprete sento una grande ammirazione. A distanza di un secolo la sua musica viene eseguita raramente, perché complessa, da un punto di vista culturale e intellettuale».

Di se stesso ha scritto: "tendo al pessimismo, ma mi salva l'autoìronia". Lo pensa anche per il suo paese?

«Il pessimismo sembra inevitabile, l'Italia sembra ferma nei suoi problemi. Detto questo continuiamo, anche allo stato attuale, a essere il paese più bello del mondo. Per questo sono rimasto qui, e per questo cerco di collaborare, di dare il mio piccolo contributo perché la cultura sia una cosa viva, superando la pigrizia e la noia - che sono entrambe uno dei rischi del nostro paese, e non solo della vita culturale».

Lei è napoletano "di spirito, di famiglia, di scuola".Qual è la canzone napoletana più bella da suonare al pianoforte?

«"Te voglio bene assaje". Musicalmente è bellissima, composta, tra l'altro, non da Donizetti, come spesso si crede, ma da Francesco Campanella, un mio pro-pro zio. Ma ce ne sono tante, tante di belle, difficile scegliere. Sono un mondo di sogno, come per me è Napoli».

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